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"Bolla" dei mercati cinesi, riflettori puntati sull'interventismo di Pechino

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"Bolla" dei mercati cinesi, riflettori puntati sull'interventismo di Pechino

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Troppo libero mercato o troppo poco? Il giorno dopo il lunedì nero dei mercati cinesi, gli esperti si interrogano sulle cause. E sotto la lente finisce anche la salva di misure sfoderate da Pechino per tamponare le perdite dopo i primi cali di metà giugno.

Limiti alle vendite allo scoperto, taglio dei tassi d’interesse, creazione di fondi di stabilizzazione e rimozione delle restrizioni per fondi pensione ed assicurazioni. Fino al divieto di vendere per i grandi azionisti e alla sospensione di molti titoli dagli scambi.

“Il mercato è morto! Il governo avrebbe dovuto dire che aveva un piano per salvarlo. Se ci sono problemi, bisogna dirlo. Non tirare fuori slogan come ‘Abbiamo la capacità, la fiducia e le condizioni’. È un inganno nei nostri confronti”, lamenta un investitore.

“A questi slogan avrebbero dovuto seguire in fretta misure dettagliate. Il mercato è crollato ieri, ma non ho visto alcuna notizia ufficiale sui media. Ripeto: è un inganno”, aggiunge.

Anche questo martedì i listini cinesi mostravano alti tassi di volatilità. Inutile la promessa di nuova liquidità da parte della banca centrale: per gli esperti
il problema sono le cosiddette operazioni di marginazione, ovvero, in parole povere, giocare in borsa con soldi presi a prestito.

“Purtroppo non credo che daranno un giro di vite a tale fenomeno”, spiega Enzio von Pfeil, analista di Private Capital Ltd. “Credo piuttosto che taglieranno ancora i tassi d’interesse e inietteranno nuovi soldi nel sistema”, aggiunge.

“Ma non faranno ciò che serve davvero per combattere questi momenti di terrore e cioè contenere proprio le operazioni di marginazione stesse. Così facendo non fanno altro che gettare le basi per il prossimo crollo della borsa”, ammonisce.

I timori degli analisti si concentrano ora sul potenziale effetto di contagio dell’esplosione continua di bolle azionarie sull’economia reale. La stragrande maggioranza degli investitori cinesi sono dei privati e le perdite potrebbero pesare su consumi ed investimenti.