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In salita il cammino di Kerry (e Rouhani) per difendere l'accordo sul nucleare

Il Segretario di Stato americano contestato anche dalla fronda democratica. Dai repubblicani l'accusa di essersi fatto "raggirare" al tavolo dei negoziati

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In salita il cammino di Kerry (e Rouhani) per difendere l'accordo sul nucleare

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Dalla sua quasi solo il presidente iraniano Rouhani, qualche militante pacifista del gruppo Code Pink e lo zoccolo duro dei fedelissimi democratici. L’ostilità di dissidenti del suo partito e maggioranza repubblicana ha mostrato a John Kerry che il cammino per la ratifica in Congresso dell’accordo sul nucleare iraniano si preannuncia tutto in salita.

Point of view

Quello raggiunto è il miglior accordo possibile - ha detto Kerry -. Bocciarlo sprecherebbe un'occasione d'oro per risolvere la questione con mezzi pacifici

In una tesissima relazione alla Commissione esteri, il Segretario di Stato americano è stato accusato di essersi fatto “raggirare” al tavolo dei negoziati. “La resa incondizionata di Teheran era irrealistica – ha replicato -. Quello ottenuto è il migliore accordo possibile e non ratificarlo sprecherebbe la migliore occasione mai avuta di risolvere in modo pacifico la questione del nucleare iraniano”.

Nel corso della seduta, durata oltre quattro ore, Kerry ha inoltre definito come “un’illusione” il sogno di spazzare il know-how tecnico e scientifico finora accumulato da Teheran. “Bocciare questo accordo – il messaggio che ha lanciato al Congresso – non farebbe quindi che offrire all’Iran il migliore dei pretesti per violarlo e raddoppiare l’arricchimento di uranio”.

Stesse difficoltà, ma diversi argomenti, a Teheran, per il presidente Rouhani. Nella speranza di vincere le resistenze di ultra-conservatori e Guardia Rivoluzionaria – che gli rimproverano di aver violato le condizioni poste dall’ayatollah Khamenei – il presidente iraniano ha parlato di accordo che al mondo ribadisce il messaggio della forza iraniana.

In virtù di una legge da poco promulgata, il Congresso americano ha ora fino al 17 settembre per approvare o respingere l’accordo sul nucleare iraniano, siglato a Vienna il 14 luglio. In caso di bocciatura Obama potrà apporre il veto presidenziale, che potrà a quel punto essere aggirato soltanto con una maggioranza dei 2/3 al Congresso.

Marco Rubio, senatore in corsa per le primarie repubblicane alla Casa Bianca, ha però messo in guardia e parlato di accordo che – anche nel caso di un “sì” del Congresso – avrebbe le gambe corte e potrebbe non sopravvivere al mandato di Obama in scadenza nel 2016.