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Presidenziali Usa: le gaffe fanno volare Trump nei sondaggi

Chi ha visto Donald Trump? Il miliardario americano, icona ormai del politically incorrect, corre veloce nella campagna per la nomination

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Presidenziali Usa: le gaffe fanno volare Trump nei sondaggi

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Chi ha visto Donald Trump?

Il miliardario americano, icona ormai del politically incorrect, corre veloce nella campagna per la nomination repubblicana alle presidenziali americane.

A un mese dall’annuncio della sua discesa in campo è dato al 24% nelle intenzioni di voto dei repubblicani, stando a un rilevamento del Washington Post-Abc.
Al secondo posto Scott Walker che riscuote il 13% dei consensi e terzo, con il 12%, colui che è considerato come front runner, Jeb Bush.

Di che preoccuparsi nell’affollato campo repubblicano, che conta ormai 16 candidati alla nomination. Eppure, nessun sembra riuscire a tenere il passo del velocista Trump, che al momento promette poco, non usa il politichese, se la prende con gli immigrati messicani e tira bordate agli avversari. Senza esitazione alcuna.

Dal 16 giugno scorso stigmatizza l’immigrazione messicana: “Non ci inviano certo i migliori, ma solo persone con problemi, che ci portano droga e criminalità. Sono per di più violentatori”.

Giudizi che gli sono valsi una salva di critiche dagli stessi repubblicani, consapevoli che l’elettorato ispanico può fare la differenza alle presidenziali del 2016.

Contro il magnate dell’edilizia si è scagliato il senatore Lindsay Graham, anche lui candidato alla nomination, che l’ha definito “un’impresa di demolizione” del futuro del partito.
E per tutta risposta Trump ha reso pubblico il numero di telefono di Graham, definendolo idiota.

In molti si chiedono: di chi fa il gioco Donald Trump?

Con una fortuna stimata in oltre 4 miliardi di dollari, è evidente che Trump si paga la campagna elettorale e non prende ordini da nessuno.
Dice quel che gli passa per la testa, senza avere al momento nessuna strategia politica, e al momento la mancanza di strategia paga, visti i sondaggi.

Ha definito per esempio John McCain, il contender di Obama alle presidenziali del 2008, un poveretto.
Prigioniero per cinque anni in Vietnam, Trump l’ha declassato da eroe di guerra: “non è un eroe, è stato fatto prigioniero. Mi piacciono le persone che non sono state catturate”.

Le condanne contro la posizione di Trump hanno unito fronte democratico e repubblicano: Hillary Clinton ha definito vergognose le frasi di Trump, Jeb Bush ha rincarato la dose: solo calunnie.

La stessa Casa Bianca, in un intervento inusuale, ha chiesto a Trump di scusarsi con i veterani.

Ma Trump non ci pensa minimamente, il populismo è la sua arma vincente, tutti i media parlano di lui. L’Huffington Post, però, ha deciso di occuparsi della sua campagna nella rubrica “Divertimento”.

Anche se ritenuto un candidato non credibile, Donald Trump sta scompigliando le carte sul tavolo repubblicano e i candidati, quelli più seri, cercano di serrare i ranghi per fermarlo.

Difficile individuare l’elettorato che lo sostiene, il sito “Politico” recentemente intitolava: “Il mistero della coalizione Trump”, precisando che l’elettorato è vario e diversificato ma che non necessariamente sarà in grado di tener Trump all’apice dei consensi.

In attesa di sviluppi, l’eccentrico miliardario corre.

Corre veloce.