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Srebrenica: Veto della Russia all'Onu, no alla definizione di "genocidio"


Bosnia-Erzegovina

Srebrenica: Veto della Russia all'Onu, no alla definizione di "genocidio"

La strage di Srebrenica del 1995 non è stata un “genocidio”. Al Consiglio di sicurezza Onu la Russia ha posto il veto sulla risoluzione commemorativa che avrebbe definito “genocidio” il massacro avvenuto durante la guerra in Bosnia. Il voto contrario di Mosca ha bloccato l’adozione della risoluzione.

“Adottare questa risoluzione al Consiglio di sicurezza Onu sarebbe stato controproducente e avrebbe potuto portare a maggiori tensione nella regione”: ha motivato così il voto negativo l’ambasciatore russo al Palazzo di Vetro, Vitaly Churkin.

La Russia dicendo no “nega il genocidio di migliaia di musulmani da parte delle truppe serbo-bosniache”, è il commento durissimo dell’ambasciatrice americana all’Onu, Samantha Power. Dieci voti a favore su 15, quattro gli astenuti, tra cui Cina e Nigeria per la risoluzione, redatta e proposta dal Regno Unito per il ventesimo anniversario di Srebrenica.

“È chiaro che si è trattato di un genocidio avvenuto in maniera sistematica”, dice Adisada Dudic, sopravvissuta. “È stato un omicidio sistematico di migliaia e migliaia di persone con la deportazione di un gruppo etnico, e questo rientra nella definizione di genocidio. Se non possiamo chiamarlo così non capisco il senso delle Nazioni Unite”.

Nel 2007 il Tribunale penale internazionale dell’Aja ha definito il massacro un genocidio, termine ritenuto offensivo dalle autorità serbe che non parteciperanno alle commemorazioni dell’11 luglio.

Non hanno ancora un nome oltre mille degli ottomila musulmani massacrati delle truppe serbo-bosniache comandate dal generale Ratko Mladic.

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