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Un primo semestre 2015 di fluttuazioni sui mercati internazionali

Benvenuti a Business Middle East. In questa puntata, tracciamo un bilancio della performance dei mercati nei primi sei mesi dell’anno. Dall’economia

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Un primo semestre 2015 di fluttuazioni sui mercati internazionali

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Benvenuti a Business Middle East. In questa puntata, tracciamo un bilancio della performance dei mercati nei primi sei mesi dell’anno.

Dall’economia statunitense sono arrivati segnali in chiaroscuro, ma la maggior parte degli analisti non li ha trovati troppo deludenti.

Tra gli ultimi dati in ordine di tempo, quelli sul mercato del lavoro segnalano un calo della disoccupazione al 5,3 per cento.

Qualche fibrillazione è stata causata anche dalla Federal reserve, i cui annunci di possibili rialzi dei tassi di interesse hanno provocato fluttuazioni sui mercati.

Segnali contrastanti dall’economia statunitense

L’economia statunitense cresce, ma più lentamente del previsto, costringendo a rivedere le stime sul lungo termine.

La settimana scorsa, il vice presidente della Federal Reserve, Stanley Fisher, si è detto fiducioso che il Prodotto interno lordo sia cresciuto su base annua del 2,5% nel secondo trimestre terminato a giugno.

Il primo trimestre si era concluso con una contrazione del Pil dello 0,2%, dovuta in larga parte a fattori congiunturali.

Ma è sul mercato del lavoro che si concentrano le aspettative.

L’ultimo rapporto relativo al mese di giugno rivela che il tasso di disoccupazione si attesta al 5,2%, al livello più basso degli ultimi sette anni.

Eppure, nel corso del mese, gli occupati sono aumentati soltanto di 223.000 unità, al di sotto delle attese. E il salario orario medio è rimasto invariato rispetto a maggio.

L’analisi da Abu Dhabi

Daleen Hassan, euronews: Per saperne di più su come si è svolta questa prima metà dell’anno, siamo in collegamento con Nour el deen al Hammoury, chief market strategist presso ADS Securities a Abu Dhabi.

Cominciamo con l’ultimo rapporto sul mercato del lavoro statunitense. Perché è ritenuto così importante?

Nour al Hammoury: Il rapporto del Dipartimento al Lavoro ha messo in luce segnali contrastanti. L’economia ha creato meno posti di lavoro del previsto, ma la disoccupazione è scesa, anche a causa del calo della partecipazione. Il punto più significativo di questo rapporto riguarda la crescita dei salari. Ci si aspettava una crescita più sostenuta: invece si è assestata ai livelli più bassi dall’anno scorso. Questo significa che le difficoltà di cui parla la Fed permangono. Quindi la prospettiva di un innalzamento dei tassi di interesse a settembre sembra farsi ancora meno concreta.

euronews: Nour, che cosa prevede per l’economia statunitense nella seconda parte dell’anno?

Nour Al Hammoury: Le prospettive sono neutre, soprattutto dopo le dichiarazioni della presidente della Fed, Janet Yellen, in chiusura dell’ultima riunione del FOMC, quando l’istituto ha deciso di non alzare i tassi di intesse, contrariamente a quanto aveva promesso di fare. Va sottolineato che il dollaro forte è un fattore negativo per l’economia e per le imprese americane. I risultati trimestrali ne hanno già risentito e potrebbero risentirne ulteriormente. Lo vedremo la settimana scorsa, quando si aprirà la stagione degli utili. Aspetteremo nuovi segnali, prima di modificare il nostro outlook.

euronews: Grazie Nour. Ora diamo uno sguardo all’andamento dei mercati mediorientali nella prima parte dell’anno.

Nonostante le tensioni geopolitiche e il deciso calo dei prezzi del petrolio, i mercati nella regione non hanno subito scossoni, con l’eccezione dell’Egitto.

I mercati mediorientali

I mercati di Medio Oriente e Nord Africa hanno risentito di diversi avvenimenti: dalle tensioni geopolitiche, alle voci di un possibile rialzo dei tassi di interesse negli Stati Uniti, fino all’instabilità che ha caratterizzato anche le altre piazze internazionali.

Nel primo trimestre dell’anno, la borsa di Riyad ha guadagnato il 21%, prima di invertire la rotta a causa del conflitto nello Yemen.

Stabili invece i mercati di Dubai e Abu Dhabi.

Riyad ha chiuso i primi sei mesi del 2015 con un rialzo del 9 per cento. Il Cairo ha invece accusato un calo del 6%, nonostante l’ottimismo seguito alla conferenza di Sharm el-Sheikh.

La piazza egiziana ha anche subito un tonfo dopo il dibattito sull’imposizione di una tassa sui capital gain.

L’analisi da Abu Dhabi

Daleen hassan, euronews: I mercati di Medio Oriente e Nord Africa sono stabili, ma i risultati dei primi sei mesi dell’anno sono peggiori rispetto al 2014. Perché? Pensa che la borsa del Cairo si riprenderà nella seconda metà dell’anno?

Nour al Hammoury: L’economia globale ha vissuto una prima parte dell’anno difficile, rispetto al 2014. Una lunga serie di avvenimenti ha concorso ad aumentare la situazione di incertezza per le piazze mediorientali. Se i mercati sono sotto pressione, la causa è soprattutto geopolitica. Le guerre in Siria e in Iraq e il nuovo conflitto nello Yemen pesano sulle borse della regione.

Per quanto riguarda l’Egitto, siamo convinti che il mercato supererà le difficoltà attuali. Non bisogna dimenticare che la situazione politica in Egitto ha allontanano gli investitori. E questo è accaduto prima del dibattito sulla tassa sui capital gains, che ha provocato un calo ulteriore. Tuttavia, quest’ultimo calo è considerato salutare, prima del prossimo rimbalzo degli indici.