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La via Balcanica, una Via Crucis per i migranti secondo un rapporto di Amnesty International

La rotta dei Balcani ha superato quella del Mediterraneo, per i migranti che vogliono raggiungere l’Unione europea: lo dice un rapporto di Amnesty

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La via Balcanica, una Via Crucis per i migranti secondo un rapporto di Amnesty International

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La rotta dei Balcani ha superato quella del Mediterraneo, per i migranti che vogliono raggiungere l’Unione europea: lo dice un rapporto di Amnesty International, secondo il quale dal 2010 ad oggi il numero di persone fermate alle frontiere tra Serbia e Ungheria è aumentato di venticinque volte: da meno di 2.500 migranti si è passati ad oltre 60.000.

Il rapporto è basato su quattro missioni di ricerca in Serbia, Ungheria, Grecia ed ex Repubblica Yugoslava di Macedonia (FYROM), realizzate tra luglio 2014 e marzo di quest’anno, con oltre un centinaio di interviste.

Amnesty International, nel suo rapporto, denuncia la difficile condizione in cui si vengono a trovare migliaia di migranti incastrati tra Serbia e Macedonia (FYROM), a causa del cattivo funzionamento del sistema d’asilo europeo.

Nel 2014, solo dieci richieste d’asilo hanno avuto esito positivo in Macedonia (FYROM), e solo una in Serbia. Secondo Amnesty, “scoraggiati dalla lentezza del processo di valutazione delle richieste d’asilo, i migranti tentano in gran parte di proseguire il viaggio verso l’Ungheria, dove incontreranno ulteriori violazioni dei loro diritti”.

“Serbia e Macedonia sono diventate un ricettacolo per le ondate di profughi e migranti che in Europa nessuno sembra voler ricevere”, dice Gauri van Gulik, vice direttore di Amnesty International per l’Europa e l’Asia Centrale.

L’ACCUSA

Secondo Amnesty, i migranti “abbandonati da un sistema di asilo UE fallimentare” restano “intrappolati senza protezione in Serbia e Macedonia”, e sono “vittime di abusi violenti ed estorsioni da parte di autorità e gang criminali”.

I migranti, secondo il rapporto di Amnesty, sono regolarmente soggetti a respingimenti illegali e maltrattamenti da parte delle guardie di frontiera serbe e macedoni.

Alcuni sono costretti a pagare tangenti. Un testimone ha raccontato ad Amnesty che la polizia di frontiera serba nei pressi del confine con l’Ungheria ha minacciato di rimandare in Serbia tutto il gruppo di migranti, se non avessero pagato ciascuno circa 100€.

Altri testimoni hanno raccontato che i migranti vengono presi a spintoni, calci, schiaffi e altrimenti colpiti dalla polizia serba, e un rifugiato afghano ha detto di aver visto malmenare anche una donna incinta di cinque mesi.

IL CONTESTO

Il numero dei profughi nel mondo ha superato i 59 milioni nel 2014, secondo l’UNHCR, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati.
Un numero crescente di rifugiati viene dalla Siria, passando per la Turchia.
Ma sui confini tra Turchia e Bulgaria e tra Turchia e Grecia sono stati realizzati dei muri, e quindi tendono sempre più a raggiungere la Grecia via mare, quando non scelgono la più lunga e pericolosa via che passa dall’Egitto per raggiungere la Libia e da lì partire alla volta dell’Italia.

Chi sceglie la via balcanica tenta dunque – nel 90% dei casi, secondo lo European Policy Center – di raggiungere l’Ungheria, dove però le autorità hanno a loro volta deciso di realizzare un muro alla frontiera con la Serbia.

Nel 2015 sono finora entrate in Ungheria 72.000 persone, contro 43.000 in tutto il 2014. La situazione si riverbera evidentemente poi sulla Slovenia e sul vicino Friuli Venezia Giulia, dove la regione, di fronte al numero di migranti giunti dalla rotta Balcanica, ha deciso di non accogliere più quelli sbarcati sulle coste meridionali.

Oltre alla realizzazione del muro, l’Ungheria prevede anche un indurimento delle procedure d’asilo.

PERCHENON FUNZIONA IL SISTEMA D’ASILO?

“Serbia e Macedonia devono fare assai di più per rispettare i diritti dei migranti e dei rifugiati. Ma è impossibile separare le violazioni dei diritti umani che si verificano in questi due paesi dalla più ampia pressione che i flussi di migranti e di rifugiati esercitano all’interno e attraverso l’Unione europea e dal fallimento del sistema d’immigrazione dell’Unione europea – ha detto Gauri van Gulik -: mentre un numero sempre più elevato di rifugiati, richiedenti asilo e migranti vulnerabili finisce intrappolato in una sorta di terra di nessuno balcanica, la pressione su Serbia e Macedonia aumenta. Questa situazione, così come quella in Italia e Grecia, può essere risolta solo da un ripensamento complessivo delle politiche dell’Unione europea in tema d’immigrazione e asilo”.

Le richieste d’asilo devono, secondo la norma europea, essere esaminate nel primo Paese dell’Unione nel quale giunge il migrante.
Nel caso della rotta balcanica, si tratta spesso della Grecia.
Ma secondo Amnesty il fatto di attribuire questo carico di responsabilità ai Paesi di primo ingresso, limitando al contempo le vie legali di accesso, mette sui Paesi di frontiera e sui loro vicini una pressione insostenibile.

“Invece di dare prioprità al miglioramento delle procedure d’asilo nei Paesi situati sulla rotta balcanica, l’Unione europea ha concentrato i propri sforzi sul rafforzamento dei sistemi di “gestione delle frontiere”, dice ancora Amnesty.

dm