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L'identità dei giovani jihadisti in Tunisia

Le moschee tunisine sono davvero la culla del terrorismo? Il primo ministro Habib Essid ne è convinto e ne ha ordinata la chiusura di un’ottantina

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L'identità dei giovani jihadisti in Tunisia

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Le moschee tunisine sono davvero la culla del terrorismo? Il primo ministro Habib Essid ne è convinto e ne ha ordinata la chiusura di un’ottantina, ma noi siamo voluti andare a verificare. Nel giorno in cui lo stesso Essid ha detto alla CNN che l’attentatore di Sousse sarebbe stato vicino a una moschea radicale, euronews è andata a tastare il polso nel quartiere di Tunisi di Almalaseem.

Ai nostri microfoni, l’imam Ibrahim Al-Jaledi punta il dito contro un “deficit culturale”. “Oggi in Tunisia ciò che manca è una corretta educazione religiosa – ci dice – specialmente dopo che il governo ha impedito l’insegnamento nella grande moschea di Zitouna, ai tempi di Bourghiba. Era un luogo di conoscenza che ha visto passare, tra le sue mura, tanti saggi”.

Aggirandoci fra le strade del quartiere, uno dei più poveri di Tunisi, ci affidiamo alle voci degli abitanti per cercare di capire chi sono questi giovanissimi jihadisti.

“Tra le spiegazioni della radicalizzazione dei giovani – ci dice un residente – ci sono la povertà estrema, la fragilità, la non educazione, le pressioni del governo e la polizia che, negli ultimi anni, ha impedito loro di vivere. Con i loro discorsi affabulatori, i terroristi li attraggono illudendoli di potersi riscattare da una vita in cui hanno perso le speranze, per credendo in qualcosa di piu’ grande e combattere in nome di Dio”.

“Sono dunque tanti e complessi i motivi che si nascondono dietro la radicalizzazione dei giovani tunisini – dice l’inviato di euronews Mohammed Shaikhibrahim -. Il rafforzamento delle misure di sicurezza non è tuttavia l’unica soluzione, perché l’educazione deve essere usata per combattere il terrorismo come ideologia”.