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Selfie con la testa mozzata. Retroscena dall'attacco nei pressi di Lione

La fotografia inviata a un numero di cellulare canadese. Gli investigatori non escludono che sia solo un tramite

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Selfie con la testa mozzata. Retroscena dall'attacco nei pressi di Lione

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Proprio mentre familiari e amici si raccoglievano per ricordare la vittima dell’attacco nei pressi di Lione, ad esasperare la loro sofferenza emergevono nuovi e raccapriccianti particolari. Il sospetto da venerdì nelle mani della polizia si è ritratto con la testa mozzata di Hervé Cornara, il direttore della società per cui lavorava, in un selfie che ha poi inviato via WhatsApp a un numero canadese. L’utenza non è stata ancora localizzata e gli investigatori non escludono che si tratti di un tramite per raggiungere altri destinatari.

Fermato mentre tentava di far esplodere delle bombole nella fabbrica di gas industriali Air Products di Saint-Quentin-Fallavier, Yassin Salhi ha intanto cominciato a rispondere agli investigatori.

Il ritrovamento della testa della vittima appesa a una cancellata accanto a bandiere inneggianti all’Islam radicale ricorda le messe in scena del sedicente Stato Islamico e accredita la pista di derive estremiste che già in passato avevano portato le autorità francesi a interessarsi a Salhi.

Nel mirino dei servizi dal 2006 al 2008, l’uomo era stato poi di nuovo sorvegliato per i suoi legami con gli ambienti salafisti tra il 2011 e il 2014.

Insieme a lui sono stati fermati anche la moglie, la sorella e un uomo che si aggirava nei pressi della Air Products al momento dell’attacco. Privilegiata appare al momento la pista di possibili collegamenti con Siria e Iraq, paesi che accolgono ormai oltre 470 persone partite dalla Francia, per unirsi alla jihad.