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Il dramma dei profughi siriani e la lotta di Malala in due documentari

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Il dramma dei profughi siriani e la lotta di Malala in due documentari

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Condividere la vita in uno dei più grandi campi profughi al mondo, dormire nelle tende tra migliaia di altre persone, ad appena 15 chilometri dal

Condividere la vita in uno dei più grandi campi profughi al mondo, dormire nelle tende tra migliaia di altre persone, ad appena 15 chilometri dal confine siriano. E’ la premessa del documentario, “Salam Neighbor”, presentato in anteprima mondiale durante la giornata internazionale dei rifugiati, il 20 giugno, al Festival del film documentario di Washington D.C.

Racconta la storia di due ventenni statunitensi, i registi del film, Zach Ingrasci e Chris Temple, che hanno trascorso un mese nel campo profughi di Zaatari in Giordania dove vivono 85mila persone. Circa tre milioni e 800mila persone sono fuggite dalla Siria dalla rivolta contro il presidente Bashar al-Assad nel 2011.Scappano anche dagli estremisti dell’Isil. La Giordania accoglie 600mila rifugiati, la maggior parte vive nelle zone urbane, mentre circa centomila siriani si trovano nei campi profughi, secondo l’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati.

“He Named Me Malala”, diretto dal premio Oscar Davis Guggenheim, racconta la storia del Premio Nobel per la Pace Malala Yousafzai, la giovane pakistana che si batte per l’istruzione femminile, per la quale ha rischiato la vita nel 2012 quando è stata gravemente ferita dai taleban.

Malala ha incontrato leader mondiali, come il presidente statunitense Barack Obama e la regina d’Inghilterra Elisabetta, ha tenuto un discorso alle Nazioni Unite e a 17 anni è diventata la persona più giovane ad aver vinto il Nobel. Il 12 luglio compirà 18 anni. “He Named Me Malala” uscirà negli Stati Uniti e in Canada il 2 ottobre. Poi sarà distribuito a livello internazionale.