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Charleston: Crimine razzista o atto di terrorismo? L'America s'interroga e l'aggressore compare davanti al giudice

Crimine razzista o atto di terrorismo interno? È la domanda che tutti si pongono negli Stati Uniti mentre il presunto aggressore, Dylan Roof, è

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Charleston: Crimine razzista o atto di terrorismo? L'America s'interroga e l'aggressore compare davanti al giudice

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Crimine razzista o atto di terrorismo interno? È la domanda che tutti si pongono negli Stati Uniti mentre il presunto aggressore, Dylan Roof, è apparso per la prima volta davanti alla corte. Poche battute fra il giudice e il ragazzo che ha declinato le proprie generalità.

Definire questo atto terrorismo o violenza razziale è comunque importante perché nel primo caso la condanna a morte non solo sarebbe certa, ma costringerebbe, secondo alcuni, il paese a interrogarsi sulle minacce interne, presenti sul proprio territorio e spesso sottovalutate. E Barack Obama lo ha sottolineato: “Le apparenti motivazioni dell’aggressore ci ricordano che il razzismo resta una piaga che dobbiamo combattere assieme. Abbiamo fatto progressi, ma dobbiamo restare vigili”.

Perché simboli come la bandiera confederata, che ricordano l’America della segregazione, ancora restano parte del panorama del paese senza contare le numerose strade a palazzi intitolati a generali confederati che contro l’ideale di uguaglianza razziale hanno combattuto.

Dice un attivista: “Quando vediamo questi simboli che sono simboli di odio, segregazione e un’nspirazione alla violenza, chiediamo che questi simboli siano rimossi dalle nostre città”.

E per dire no alla violenza razziale si moltiplicano le veglie in tutto il paese. In migliaia si riuniscono in chiese e luoghi pubblici. Non solo chiese e non solo persone dalla pelle nera, ma cittadinii di ogni razza e religione che sanno di essere l’argine alla barbarie.