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HSBC taglierà quasi 50 mila posti di lavoro tra cessioni ed esuberi

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HSBC taglierà quasi 50 mila posti di lavoro tra cessioni ed esuberi

HSBC taglierà quasi 50 mila posti di lavoro tra cessioni ed esuberi
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Più che di tagli, si può parlare di un vero e proprio colpo di accetta. E quando il soggetto dell’azione è HSBC, ovvero la più grande banca d’Europa, l’emorragia di posti di lavoro è assicurata.

L’obiettivo del numero uno Stuart Gulliver è identico a quello che il manager si era posto al suo arrivo al timone dell’istituto di credito nel 2011: rilanciarne la performance. La ricetta? Anche in questo caso la stessa. Una riduzione della forza lavoro di quasi 50 mila unità: metà attraverso la vendita delle controllate in Brasile e Turchia, l’altra metà tramite consolidamento di divisioni e chiusura di filiali.

Nel Regno Unito gli esuberi saranno 8 mila: un dipendente su sei: “La gestione vede ancora un peso eccessivo dei costi e i ritorni sono al di sotto delle promesse”, dice Steve Slater di Reuters.

“Questo ha sollevato dei dubbi sul fatto che forse la banca è semplicemente troppo grande da gestire ed è troppo complessa per generare quei ritorni che banche più piccole e agili sono in grado di raggiungere”, aggiunge.

Per altri analisti, però, la causa dei guai di HSBC è da ricercarsi nella marcatura a uomo da parte delle autorità di mezzo mondo: tra scandali, multe patteggiate e accantonamenti, la banca ci ha già rimesso miliardi di dollari.

“Credo che gli investitori siano felici del fatto che, se non altro, la banca riconosce le sue carenze e fa qualcosa a riguardo. Non sono rimasti fermi a guardare”, afferma Francis Lun di Geo Securities Lmtd. “Ma io, personalmente, dubito davvero che otterranno grandi risultati tagliando i costi, perché i costi sono già stati tagliati all’osso”, conclude.

I tagli interesseranno anche l’investment banking, ambito in cui HSBC è in difficoltà. La banca sottolinea però che continuerà ad assumere nelle regioni in crescita, come quelle asiatiche, e nei reparti legali. E annuncia i criteri con cui deciderà se spostare o meno la sede fuori dalla Gran Bretagna.