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Turchia, una prima lettura politica dei risultati

Bora Bayraktar, il corrispondente di euronews ad Ankara, commenta il voto in Turchia subito dopo la diffusione dei risultati: “Gli elettori hanno

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Turchia, una prima lettura politica dei risultati

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Bora Bayraktar, il corrispondente di euronews ad Ankara, commenta il voto in Turchia subito dopo la diffusione dei risultati:

“Gli elettori hanno avuto l’ultima parola e hanno messo una pietra tombale sul potere dell’AKP dopo 13 anni. Sembra che il Paese voglia entrare in una nuova era, quella delle coalizioni. L’AKP ha perduto il 9% e 68 seggi rispetto alle ultime elezioni.

Il vero vincitore di queste elezioni è il partito filo-curdo HDP con il 13% dei voti. Voti che non vengono soltanto dai cittadini curdi ma anche da buona parte dei gruppi d’opposizione.

Ma qual‘è il messaggio che gli elettori hanno voluto mandare? Prima di tutto vogliono vedere la politica curda entrare nella sfera della legittimità.

Altro risultato importante è che gli elettori hanno resistito alla campagna martellante con la quale il Capo dello Stato ha tentato di portare il Paese verso un sistema presidenziale. Sistema presidenziale al quale il popolo turco ha chiaramente detto no.

Non hanno concesso all’Akp la maggioranza necessaria a modificare la costituzione e cambiare il sistema parlamentare. Non gli hanno nemmeno concesso i voti necessari a governare da soli. In altre parole gli elettori hanno chiesto una riconciliazione tra le varie forrmazioni politiche.

Tuttavia non si possono sottostimare i voti ottenuti dall’AKP che resta il primo partito nel Paese. Un fatto che può essere interpretato come la soddisfazione degli elettori dell’AKP rispetto allo sviluppo economico e alle riforme.

Sul problema centrale della Turchia, la questione curda, gli elettori hanno espresso la volontà che venga risolta in Parlamento.

In conclusione con le elzioni del 7 giugno i cittadini turchi hanno mandato un messaggio molto chiaro. Ma ciò che più conta è che hanno lasciato aperte due possibili strade. O i partiti politici si siedono attorno alla stessa tavola per trovare un accordo, oppure ci saranno delle elezioni anticipate.