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Elezioni in Turchia: Erdogan alla prova di variabili e imprevisti

Ascesa del partito filo-curdo, economia in affanno e contestata politica in Siria tra i fattori che potrebbero giocare contro il Presidente

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Elezioni in Turchia: Erdogan alla prova di variabili e imprevisti

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La vittoria del partito del presidente Erdogan non è in discussione, ma il suo strapotere sì. Se tutto lascia presagire una nuova affermazione del suo AKP, il voto di domenica in Turchia potrebbe tuttavia ridimensionarne i numeri e porre fine a un monologo che dura ormai da oltre 10 anni. Soglia a rischio, per la formazione di Erdogan, è soprattutto quella dei 330 seggi necessari a una modifica della costituzione in senso presidenzialista, tanto cara al suo leader.

Finora un sassolino appena nelle scarpe della politica di Ankara, la formazione filo-curda HDP potrebbe trasformarsi in masso, capace di ostacolare i sogni di gloria di Erdogan. I numeri ottenuti dal suo carismatico leader Selahattin Demirtas alle presidenziali di agosto autorizzano i sostenitori del partito a sognare uno sforamento del tetto del 10%, che lo porterebbe per la prima volta in parlamento. Numeri che, in base al sistema proporzionale turco, priverebbero inoltre l’AKP dei sostanziosi premi di maggioranza, di cui ha finora sempre goduto.

A cambiare è stato anche il vento che tira sull’economia turca. Per anni in poppa al governo con tassi fino alla doppia cifra, la crescita è precipitata lo scorso anno, per poi presentarsi al primo trimestre del 2015 con un inedito “zero”. Uno scivolone che gli avversari del Presidente non si sono lasciati sfuggire, per piazzare i loro affondi e imputare il tracollo all’AKP, come hanno fatto i socialdemocratici del Partito repubblicano del popolo.

A cospirare contro il governo sembra poi essere anche la guerra civile in corso nella vicina Siria. La cifra record di quasi due milioni di rifugiati, accolti durante i quattro anni del conflitto, ha stravolto la demografia di alcune zone di confine e risvegliato paure e insicurezze di numerosi turchi. Benzina sul fuoco di un’economia in affanno, che ha indotto molti a interrogarsi sulla linea di Ankara: all’accoglienza, il governo ha infatti sposato un ruolo in prima linea nell’opposizione al regime di Bachar Al-Assad, che a qualcuno comincia a fare paura anche al di quà della frontiera siriana.

Per approfondire questi ed altri argomenti, il corrispondente di euronews in Turchia, Bora Bayraktar, ha intervistato il direttore dell’Istituto di sondaggi A&G, Adil Gür.

Bora Bayraktar, euronews “In base ai vostri sondaggi qual è lo scenario attuale in Turchia in vista delle elezioni?” Adil Gür, Direttore dell’Istituto di sondaggi A&G “La Turchia si è concentrata su alcuni punti negli ultimi tre mesi; due gli interrogativi: l’HDP, il partito di sinistra pro-curdo supererà la soglia elettorale? La Turchia avrà un governo di partito o si tornerà agli anni ’90 con i governi di coalizione? Secondo i nostri sondaggi e alle risposte degli intervistati è emerso che anche mezzo punto sarà fondamentale in queste elezioni. Ecco al momento, sempre secondo i sondaggi, non è possibile dire se ci sarà un governo di partito o se ci sarà un governo di colazione. Penso che continueremo a farci questa domanda fino a domenica notte, fino a quando non sará finito il conteggio dei voti, e verrá assegnato anche l’ultimo posto in Parlamento”. euronews “Cosa accadrà in questa elezione? Con quali preoccupazioni gli elettori andranno alle urne?” Adil Gür “Sono diverse le preoccupazioni. La maggior parte degli elettori del partito di sinistra pro-curdo vota per questioni ideologiche, per ragioni etniche. Gli elettori del Partito del Movimento Nazionalista (MHP) votano chi rappresenta le loro idee nazionaliste. La maggior parte degli elettori del Partito Repubblicano dei Popolo (CHP) vota per ragioni ideologiche. Mentre solo una piccola fetta di elettori del partito di governo vota per questioni ideologiche. La maggior parte degli elettori dell’AKP, Partito giustizia e sviluppo” vota perché è soddisfatto di quello il partito ha fatto. In conclusione gli elettori non votano per un motivo preciso. Ci sono persone che votano perchè hanno problemi economici e vogliono che cambi la situazione. In Turchia il fattore che determina il destino delle elezioni, che determina chi sarà o no al governo è l’economia. Le persone vogliono delle risposte a queste domande: come farò pagare il mio affitto alla fine del mese, come riuscirò a pagare le tasse della scuola dei bambini, come faccio a pagare i debiti della mia carta di credito o che si prenderà cura di me quando sarò vecchio”. euronews “In base a questo scenario ci sarà un governo stabile? O c‘è la possibilitá di elezioni anticipate?”. Adil Gür “La Turchia è stata polarizzata in questi ultimi anni. I leader dei partiti politici usano parole dure l’uino verso l’altro. La possibilità di vedere coalizzati questi leader è molto remota. In secondo luogo, nel caso di un governo di parito con un piccolo margine sarebbe difficile goveranre per un lungo periodo in un paese come la Turchia, dove pesano questione curda, guerra civile siriana e altre questioni legate al Medio Oriente. Secondo me sia nel caso di un governo di partito con una maggioranza risicata sia nel caso di un governo coalizione non è escluso che la Turchia vada alle urne di nuovo per votare ancora e questo, magari, entro breve tempo.”