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Turchia, il rischio di instabilità politica spaventa i mercati

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Turchia, il rischio di instabilità politica spaventa i mercati

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La prospettiva che l’Akp, il partito del presidente turco Erdogan e del premier Ahmet Davutoglu, al potere dal 2002, potrebbe perdere la maggioranza assoluta dei seggi del Parlamento, pur restando di gran lunga la prima formazione politica anatolica, spaventa gli investitori, che temono che il paese piombi nell’era pre-Erdogan, quando i governi di coalizione erano fragili e non sempre tempestivi nell’assumere le decisioni necessarie per il bene dell’economia.

Tutti i riflettori sono puntati sulla Lira turca. Dall’inizio dell’anno la moneta turca ha perso quasi l’8% contro il biglietto verde e gli analisti prevedono che continuerà ad indebolirsi ulteriormente nei prossimi 12 mesi”.

“Sarà il tasso di cambio con il dollaro il vero top player di queste elezioni – ci dice l’economista Arda Tunca – Sicuramente lunedi mattina il cambio schizzerà in alto se Herdogan perderà queste elezioni. Ma il vero problema sarà quello dell’instabilità politica e questo, con l’attuale congiuntura internazionale, potrebbe portare a gravissimi problemi economici facendo peggiorare tutti gli indicatori congiunturali della nostra economia cosa che contribuirebbe ad un nuovo affossamento della lira turca.”

Sembra un paradosso che i mercati temano una vittoria dimezzata del partito di Erdogan, quando negli ultimi mesi ne hanno temuto l’eccessivo potere. In particolare, un Akp troppo forte potrebbe diminuire ulteriormente l’autonomia della banca centrale, affievolita fin troppo negli ultimi tempi, tanto che il governatore Erdem Basci non ha potuto reagire come avrebbe voluto al tracollo della lira.

Timori che trovano ancora d’accordo l’economista Arda Tunca:

“Dopo le elezioni sarà importante il messaggio e la fiducia che i mercati daranno al nuovo governo turco. Il minimo intoppo o peggio una coalizione litigante riporterebbe il paese indietro di almeno 15 anni. E questo non solo non possiamo permettercelo ma dobbiamo evitarlo ad ogni costo. Servono lucidità politica e decisioni chiare e rapide per far fronte alla pressione che verrà certamente dai mercati e dagli speculatori”

Servono quindi interventi rapidi per rilanciare la competitività dell’economia turca, frenare l’inflazione, all’8%, ridurre la disoccupazione, ai livelli piu’ alti degli ultimi 6 anni, e rilanciare il Made in Turchia.

Tutte cose che per gli investitori non potrebbero essere realizzate se il partito del presidente Erdogan dovesse allearsi con almeno un altro gruppo politico, finendo cosi’ per affievolire la sua capacità di rispondere prontamente alle esigenze dell’economia, che quest’anno dovrebbe crescere del 3,4% contro il 7% medio registrato sotto i precedenti 10 anni di governi a guida Erdogan.