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Parigi in soccorso di Areva: integrazione con EDF e ricapitalizzazione

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Parigi in soccorso di Areva: integrazione con EDF e ricapitalizzazione

Parigi in soccorso di Areva: integrazione con EDF e ricapitalizzazione
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Giovedì le azioni di Areva sono schizzate. Un affaire pubblico: si potrebbe definire così il salvataggio del gigante statale del nucleare annunciato dal governo francese. Il quale è azionista di maggioranza anche di EDF: il colosso dell’elettricità ha avuto il via libera per rilevare la costruzione dei reattori nucleari Areva in cambio di 2 miliardi di euro.

Il resto del buco verrà coperto tramite ricapitalizzazione: “Nessun licenziamento”, promette il ministro dell’Economia Emmanuel Macron. “E saranno mantenuti tutti i siti di produzione. Per motivi di competenze e di sicurezza nel nucleare”, aggiunge.

La tragedia di Fukushima del 2011, scelte strategiche errate e la concorrenza hanno messo in ginocchio l’un tempo potente gruppo del nucleare francese. Nel 2014 la perdita ha toccato i 4,8 miliardi di euro.

Il piano di tagli, che prevede fino a 6 mila esuberi, è stato respinto dai sindacati. I quali ora contestano anche la cessione dei reattori a EDF e chiedono allo Stato di versare due miliardi e mezzo di euro.

“Areva va salvata. Sono gli errori strategici fatti dai dirigenti dell’impresa che hanno portato a questa situazione”, accusa Anne-Marie Cailletaud della CGT. “Le perdite sono principalmente dovute al progetto di reattore OL3 in Finlandia. E poi c‘è stato l’acquisto della canadese Uramin, pagata molto più del dovuto”, conclude.

Alla fine dei conti a rimetterci saranno i francesi: nella doppia veste di contribuenti (il salvataggio è pubblico) e di consumatori. Il ministro dell’Economia nega legami con l’operazione, ma i clienti di EDF potrebbero presto ritrovarsi degli aumenti in bolletta.