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Burundi: nuovo rinvio delle elezioni, spari nella notte a Bujumbura

Nuovo rinvio delle elezioni in Burundi dopo la ripresa delle manifestazioni contro il presidente uscente Pierre Nkurunziza. Il voto legislativo e

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Burundi: nuovo rinvio delle elezioni, spari nella notte a Bujumbura

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Nuovo rinvio delle elezioni in Burundi dopo la ripresa delle manifestazioni contro il presidente uscente Pierre Nkurunziza. Il voto legislativo e quello amministrativo sono stati sospesi per la seconda volta in due settimane, mentre nella capitale Bujumbura la polizia cerca di soffocare le proteste. Nel Paese sono in programma, il prossimo 26 giugno, anche le elezioni presidenziali.

È stata proprio la decisione del presidente Nkurunziza di voler correre per un terzo mandato – proibito dalla Costituzione – a originare una crisi politica che va avanti dal 26 aprile.

Il capo dello Stato ha deciso per il rinvio del voto su pressione della Comunità dei Paesi dell’Africa orientale che domenica ha tenuto, a Dar es Salaam, in Tanzania, il secondo vertice straordinario da quando è scoppiata la crisi.

Il 13 maggio, mentre si teneva il primo dei due summit internazionali, un gruppo di soldati burundesi, guidato dal generale Godefroid Niyombare, aveva tentato un colpo di Stato, approfittando dell’assenza del Presidente.

La ribellione era stata soffocata dalle truppe leali a Nkurunziza che è rientrato nel Paese due giorni dopo. Ma il capo dello Stato non vuole rinunciare al suo terzo mandato, una linea rossa che ha fatto subito naufragare i negoziati con l’opposizione.

Un braccio di ferro che si consuma in un contesto di paralisi economica cronica. Il Burundi è uno dei Paesi più poveri del mondo, con un reddito pro capite pari a 230 euro all’anno e con il 58% della popolazione che soffre di malnutrizione. Dall’inizio della crisi, inoltre, a Bujumbura la gente non esce di casa e i negozi sono vuoti. La crisi politica ha compromesso anche l’arrivo degli aiuti dall’estero, paralizzando i progetti in corso d’opera.

La repressione delle proteste ha già provocato oltre 40 vittime e la fuga di oltre 100.000 burundesi: 70 mila in Tanzania, ma anche in Ruanda – dove tra l’altro si rischia un effetto domino contro il Presidente Kagame – e nella Repubblica democratica del Congo.