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Turchia, il voto dei curdi può cambiare gli equilibri parlamentari

In Turchia vivono 14 milioni di curdi, la maggior parte nel sud est del Paese, roccaforte del partito HDP. Nelle elezioni legislative del 7 giugno

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Turchia, il voto dei curdi può cambiare gli equilibri parlamentari

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In Turchia vivono 14 milioni di curdi, la maggior parte nel sud est del Paese, roccaforte del partito HDP.

Nelle elezioni legislative del 7 giugno, la posta in gioco è alta: se l’HDP non riuscirà a superare la soglia di sbarramento del 10%, i curdi non avranno un partito che li rappresenta in Parlamento.

Se invece l’HDP raggiungerà il 10%, il partito di governo del presidente Erdogan, l’AKP, avrà pochissime chance di ottenere la maggioranza assoluta di cui ha bisogno per varare una riforma dello Stato in senso presidenzialista.

Mardin è una città ricca di storia che sorge dove un tempo passava la Via della Seta. Dalla sua, può contare su un patrimonio artistico che la rende un’importante meta turistica. Qui l’economia prospera se c‘è pace. Ed è questo che chiedono molti elettori di Mardin.

Mithat Sancar, candidato dell’HDP a Mardin: “I curdi vogliono una rappresentanza forte e compatta affinché i loro diritti vengano difesi e ampliati in Parlamento. E’ questo che si aspettano. Ma, prima di ogni altra cosa, vogliono la fine del conflitto armato. Per dirla in altro modo, vogliono che la pace sia permanente. Vogliono la pace e una soluzione equa alla questione curda: una soluzione democratica”.

Avviati nel 2012, i negoziati di pace tra il leader del PKK in carcere Abdullah Öcalan e i rappresentanti del governo sono attualmente a un punto morto: in parte, a causa della retorica ultra-nazionalista adottata da Erdogan per attirare quella parte di elettorato. Il presidente spera così di compensare l’emorragia di consensi tra i curdi, molti dei quali hanno voltato le spalle al suo partito. Un fenomeno di cui molti, nell’AKP, tendono a minimizzare le conseguenze nelle urne.

Orhan Miroglu, candidato dell’AKP a Mardin: “Questa regione non può essere definita come un’entità politica uniforme. L’AKP ha lo stesso peso dell’HDP. In alcune città, l’AKP è in testa, in altre è favorito l’HDP”.

Tra i partiti di opposizione, il CHP sta cercando di affermarsi in alcune città curde, ma è lungi dal rappresentare una minaccia. Quanto ai nazionalisti dell’MHP, con il loro motto che “non si negozia con i terroristi”, sono marginali nel sud est della Turchia.

L’HDP è riuscito a compattare l’elettorato curdo come nessuna formazione aveva fatto prima d’ora. Se però non superasse la soglia di sbarramento, il rischio di un ritorno alla violenza sarebbe concreto.

Da mesi, si è fatta strada l’idea che il partito di governo stia ordendo dei brogli per impedire all’HDP di entrare in Parlamento. E la pace non sarebbe l’unica vittima in questo scenario, come affermano alcuni residenti di Mardin: “I giovani di questa regione vogliono posti di lavoro. La disoccupazione qui è a livelli altissimi. Le opportunità di lavoro sono poche. Per i giovani, questa è la vera priorità: una vita decente, lavoro e pace. Tutto il resto viene dopo”.

Il risultato elettorale dell’HDP influenzerà in modo decisivo gli equilibri politici nel prossimo Parlamento. Ma sarebbe un errore pensare ai curdi di Turchia come a un blocco compatto.

Il corrispondente di euronews, Bora Bayraktar: “Sebbene molti considerino gli elettori curdi un segmento a sé, non è così: gli abitanti di questa regione hanno diverse aspettative e fanno scelte diverse: una varietà che si rifletterà nelle urne. Chi guarda agli ultimi trent’anni pensa che una nuova ondata di violenza sia molto probabile. Ma la città di Mardin, dove convivono culture e identità diverse, trasmette un altro messaggio. Questa città, con la sua popolazione di curdi, turchi, arabi e assiri, dimostra che la convivenza pacifica è non solo possibile, ma anche probabile”.