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Egitto: la lunga marcia verso il rispetto dei dirittti umani

L’Egitto ha ancora molta strada da fare per quanto riguarda i diritti umani. È la conclusione a cui è giunta la commissione nazionale dei diritti

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Egitto: la lunga marcia verso il rispetto dei dirittti umani

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L’Egitto ha ancora molta strada da fare per quanto riguarda i diritti umani. È la conclusione a cui è giunta la commissione nazionale dei diritti umani al Cairo. La commissione ritiene ad esempio che il paese debba limitare le condanne a morte solo ai crimini più gravi.

È un riferimento molto poco velato alla sentenza capitale a cui è stato condannato l’ex presidente Mohammed Morsi assieme ad altri membri dei fratelli musulmani. Sentenze criticate anche dall’Onu.

Il rapporto analizza il periodo fra il giugno 2013 e la fine del 2014, ovvero il periodo della caduta di Morsi e della presa del potere di Al Sisi.

Dice un membro della commissione: “I primi ad aver violato il diritto alla vita sono stati i terroristi come i Fratelli Musulmani e i loro alleati. Ma anche le carcerazioni preventive che superano i limiti consentiti sono una violazione del diritto dei detenuti, così come lo sono le violazioni che accadono dentro gli istituti di pena”.

Nel maggio scorso la federazione internazionale dei diritti umani aveva denunciato l’uso indiscriminato della violenza sessuale contro i detenuti da parte delle forze di sicurezza egiziane. Uso commesso in una totale impunità. Violenze o elettrocuzione dei genitali nei confronti degli oppositori e degli omosessuali sono pratiche generalizzate secondo Fidh.

Questa domenica l’avvocato Mahinour al Masry e altri attivisti sono stati condannati a 15 mesi di prigione per essere entrati in un commissariato del Cairo nel marzo 2013 per informarsi della sorte di un altro avvocato detenuto. Dice una delle mogli delle arrestati: “Il regime non è cambiato. Quello che accadeva con la fratellanza musulmana accade adesso sotto al-Sisi. La sua non è altro che una dittatura, un regime che uccide, assassina, umilia, arresta e mette la gente in prigione. Al momento ci sono oltre 40.000 detenuti in prigione”.

Anche se il rapporto della commissione inchioda le autorità a queste violazioni, esso ha un valore puramente consultivo come spiega questo attivista indipendnente: “Il consiglio nazionale dei diritti umani non ha autorità legale, ma solo valore di testimonianza. Non c‘è una legge che gli permetta di accedere ai documenti ufficiali, soprattutto quelli che si riferiscono alle violazioni dei diritti umani”.

Dice il nostro corrispondente: Ed ora milioni di egiziani invocano libertà, giustizia e diritti umani. Richieste legittime avanzate da anni, ma che necessitano ancora di molti sforzi per essere realizzate”.