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Calcio nella bufera, i punti chiave dello scandalo Fifa

Le due indagini chescuotono il mondo del calcio Un terremoto che ha travolto i vertici della federazione internazionale di calcio, con sette

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Calcio nella bufera, i punti chiave dello scandalo Fifa

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Le due indagini chescuotono il mondo del calcio

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A me dicevano che ero pazzo, quando parlavo di dirigenti corrotti - ha detto Diego Armando Maradona - Ma oggi viene fuori la verità

Un terremoto che ha travolto i vertici della federazione internazionale di calcio, con sette arrestati tra cui due vicepresidenti. Sono due le operazioni svolte dalla giustizia svizzera, una in collaborazione con gli Usa e l’altra in modo indipendente. La prima ha portato all’arresto di sette dirigenti della Fifa in un’albergo di Zurigo (l’accusa è corruzione per circa 100 milioni di dollari su diritti tv e marketing negli Stati Uniti ed in Sudamerica). La seconda riguarda presunte irregolarità nell’assegnazione di Russia 2018 e Qatar 2022, con perquisizioni e sequestro di documenti nella sede della Fifa.

Compravendita voti su mondiali in Sudafrica ed elezione Presidente Fifa
Dal 1991 – secondo gli inquirenti statunitensi – due generazioni di dirigenti della Fifa si sono rese colpevoli di corruzione, “anno dopo anno, torneo dopo torneo”, coinvolgendo anche le elezioni del presidente della Fifa nel 2011 (si indaga su una comparavendita di voti) e l’assegnazione della Coppa del mondo 2010 al Sudafrica.

Tangenti per 100 milioni di dollari per sponsor e diritti tv
I dirigenti della Fifa arrestati a Zurigo sono sospettati dal pubblico ministero competente per il distretto est di New York di aver “pagato e accettato dagli anni Novanta ad oggi tangenti e provvigioni nascoste” pari a oltre 100 milioni di dollari. “I presunti autori della corruzione – rappresentanti di media sportivi e di imprese di commercializzazione dello sport – sarebbero coinvolti in pagamenti ad alti funzionari del calcio – delegati della Fifa e altri funzionari di organizzazioni affiliate alla Fifa – pari a oltre 100 milioni di dollari”. Come contropartita avrebbero ricevuto i diritti di trasmissione, di commercializzazione e di sponsorizzazione di tornei di calcio negli Stati Uniti e nell’America del Sud. Secondo la domanda di arresto, tali reati sono stati concordati e preparati negli Usa. Alcuni pagamenti sono inoltre avvenuti attraverso banche statunitensi.

Le persone arrestate
I sette dirigenti della Fifa accusati dal Dipartimento di Giustizia Usa e arrestati in Svizzera sono:
Jeffrey Webb (Isole Cayman), vicepresidente del comitato esecutivo della Fifa
Eugenio Figueredo (Uruguay), vicepresidente ed ex presidente della South America’s Soccer Association
Jack Warner (Trinidad e Tobago), ex membro del comitato esecutivo
Eduardo Li (Presidente della Federazione calcio del Costa Rica)
Julio Rocha (Nicaragua)
CostasTakkas (Gran Bretagna)
Rafael Esquiviel (Venezuela)
José Maria Marin (Brasile)

Gli altri indagati
Nicolás Leoz (Presidente CONMEBOL)
Alejandro Burzaco (Argentina)
Aaron Davidson (Usa)
Hugo e Mariano Jinkis (Argentina)
José Margulies (Brasile)

L’indagine Fbi
Due anni di indagini per presentare – a settembre 2014 – un rapporto di 430 pagine (più 200 mila di allegati). Che, almeno ufficialmente, in pochissimi hanno potuto leggere nella versione integrale, ufficialmente per tutelare la privacy dei 75 testimoni citati. È stata la stessa Fifa, gettando le basi per un clamoroso autogol, ad incaricare l’avvocato Michael Garcia, responsabile dell’Ufficio investigativo della Commissione etica, di indagare sui sospetti che fossero corse bustarelle milionarie nell’assegnazione dei Mondiali a Russia (2018) e Qatar (2022).

E Garcia – rispolverato il suo passato da procuratore distrettuale di New York, esperto in lotta alla corruzione – ha preso l’incarico molto sul serio, mettendo fin da subito in chiaro che, in caso di necessità, non avrebbe esitato a calpestare qualche piede importante. Come quella volta che si presentò senza preavviso chiedendo di sentire i membri senior del Comitato esecutivo che avevano votato per l’attribuzione delle due edizioni della Coppa del Mondo.

Il poco che se ne conosce è condensato in 42 pagine rese note lo scorso novembre per volontà del tedesco Hans-Joachim Eckert, presidente dell’organismo giudicante della Fifa. In base Quest’ultima ha stabilito che nell’assegnazione a Russia e Qatar c’erano stati aspetti “dubbi”, ma non gravi irregolarità. Una lettura del rapporto “lacunosa, erronea ed incompleta, sia nei fatti che nelle conclusioni” la stizzita reazione dell’investigatore, che a dicembre ha presentato appello contro le conclusioni redatte dalla Fifa partendo dal suo rapporto. Appello che la Fifa ha giudicato irricevibile, causando le dimissioni di Garcia, critica sulla “mancanza di leadership” all’interno della Fifa. Sembrava finita lì. Invece il caparbio Garcia aveva già deciso di portare il suo dossier all’Fbi.

L’inchiesta svizzera
Parallelamente all’indagine dell’Fbi, la Svizzera ha aperto una procedura penale per corruzione, sospetta gestione sleale e riciclaggio di denaro riguardante l’attribuzione dei Mondiali di calcio 2018 e 2022 a Russia e Qatar. Mosca che promette di collaborare per far luce sulla verità, ma si difende con forza dai sospetti, assicurando come tutto si sia svolto regolarmente e accusando Washington di “uso extraterritoriale” delle sue leggi.

Quattro anni fa, dopo che la Fifa aveva assegnato i Mondiali 2018 e 2022 a Russia e Qatar, Sepp Blatter si definì “un presidente felice”. Non gli si poteva certo dar torto, visto che le due nuove frontiere dei petrodollari e dei gasdotti allargavano ulteriormente i confini del mondo del calcio e, soprattutto, il suo potere personale. Ancora una volta, il potentissimo patron Fifa, affidando le due edizioni della Coppa del Mondo a Paesi calcisticamente nuovi, ma geopoliticamente nell’establishment del governo economico mondiale, era riuscito ad indirizzare le scelte nella direzione voluta. Appariva evidente che le vittorie di Russia e Qatar per quanto nette, erano frutto di scelte più politiche che tecniche. Per i Mondiali 2022, al primo turno fu subito eliminata l’Australia, poi il Giappone, al terzo turno la Corea del Sud; al ballottaggio finale il Qatar prevalse sugli Stati Uniti 14 a 8.

Coinvolti anche gli sponsor
Spunta il nome della Nike nello scandalo che sta travolgendo la Fifa. A riportarlo il Wall Street Journal e altri media Usa, secondo cui nelle carte del Dipartimento di giustizia americano si parla di una multinazionale dell’abbigliamento sportivo con sede negli Usa e che ha ottenuto la licenza per sponsorizzare la nazionale brasiliana di calcio. Non si cita mai il nome del gruppo, ma è noto che la Nike – che ha assicurato la massima collaborazione con le indagini – raggiunse un accordo con la federazione brasiliana nel 1996 per 160 milioni di dollari.

Maradona attacca: “è venuta fuori la verità”
“La Fifa odia il il calcio e la trasparenza: se questa denuncia si concretizza, allora ci sarà da stare attenti”. Diego Armando Maradona reagisce agli arresti al vertice del calcio mondiale con parole di fuoco e, per evitare ogni ambiguità, pubblica una foto di Blatter con la
scritta “Ladro” sulla sua pagina di Facebook. L’ex Pibe de Oro ne ha per tutti: “Questi tizi non sono mai passati accanto a un pallone, né hanno mai avuto il minimo rispetto per il pallone, per l’esempio che il pallone può essere per i ragazzi”, esclama, e aggiunge subito “ora il portavoce della Fifa dice che sono stati loro a chiedere l’inchiesta. Bugiardi! Gli sono caduti addosso a sorpresa”.

“A me dicevano che ero pazzo, quando parlavo di dirigenti corrotti, ma oggi viene fuori la verità”, ha detto Maradona in un’intervista alla radio La Red, sottolineando che i responsabili dell’inchiesta “hanno fatto un lavoro impeccabile, li hanno presi al momento giusto”. Il fuoriclasse argentino ha chiesto alla Fifa di “smetterla di mentire alla gente: smettetela di fare affari per poi organizzare una bella cena show e rieleggere Blatter. Spendete quei soldi per costruire un campo da gioco in Africa”. “E’ per questo che io ho giocato in quattro mondiali, e altri giocatori in cinque – ha aggiunto – perché i ragazzi devono continuare a credere in questo sport, in questo pallone, perché con un pallone giocano 22 ragazzi”. Quanto alla possibilità di una rielezione di Blatter dopo lo scandalo e gli arresti, Maradona ha segnalato che “è ancora da vedersi” e ha rinnovato il suo appoggio alla candidatura del principe giordano Ali Bin Al Hussein, promettendo che “quando arriveremo noi alla Fifa non se ne andranno tutti: i buoni resteranno, ma i cattivi, quelli che pensano solo ai soldi, mi incaricherò personalmente di mandarli via a calci in culo”.