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Iran: prima udienza per giornalista Washington Post accusato di spionaggio

A processo in Iran per spionaggio dopo dieci mesi di detenzione, Jason Rezaian, giornalista del Washington Post, è comparso in mattinata davanti al

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Iran: prima udienza per giornalista Washington Post accusato di spionaggio

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A processo in Iran per spionaggio dopo dieci mesi di detenzione, Jason Rezaian, giornalista del Washington Post, è comparso in mattinata davanti al Tribunale della Rivoluzione numero 15 di Teheran. Una udienza breve, che si è conclusa con un rinvio. Rezaian è a processo con sua moglie, corrispondente di un giornale degli Emirati Arabi Uniti, e una fotografa.
Il processo è a porte chiuse, segno di paura, secondo il fratello del giornalista:

“Il fatto che sia un processo chiuso, segreto, dimostra quanta paura abbiano gli Iraniani a mostrare le prove. Penso che siano imbarazzati dalle prove che hanno. Sono andati avanti con questa farsa per dieci mesi. È improbabile che il sistema giudiziario iraniano, il Governo iraniano, tenga le cose segrete quando potrebbe renderle pubbliche per usarle come propaganda contro qualcuno”.

Un processo senza prove secondo il fratello, ma anche secondo il direttore degli esteri nel giornale per cui lavora Rezaian, convinto che in situazioni normali un tribunale non potrebbe che assolvere il suo inviato:

“Noi riteniamo che un qualsiasi tribunale che abbia valutato queste accuse in modo corretto dovrebbe immediatamente rilasciare Jason, così come sua moglie, a sua volta accusata. Ma la vicenda finora è stata così opaca, così chiaramente scorretta, che qualche preoccupazione l’abbiamo”.

Secondo Reporter Senza Frontiere, in Iran sono attualmente detenuti 65 tra giornalisti e blogger, in gran parte sulla base di accuse come “attentato alla sicurezza nazionale”, “propaganda contro lo Stato”, “diffusione di notizie false” o “disturbo all’ordine pubblico”.