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Spagna: Ada Colau, l'indignata che conquista Barcellona


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Spagna: Ada Colau, l'indignata che conquista Barcellona

Inneggia alla rivoluzione democratica e dà priorità al piano casa piuttosto che all’indipendenza catalana.

Ada Colau è il nuovo sindaco di Barcellona dopo una vittoria che lei stessa descrive come quella di Davide contro Golia.

La prima sindaca di Barcellona arriva al successo all’età di 41 anni dopo aver conquistato una notorietà nazionale come portavoce della “Plataforma de Afectados por la Hipoteca”, il movimento delle vittime delle crisi dei mutui spagnoli.

La vittoria della coalizione guidata da Colau riporta un governo di sinistra alla guida della città catalana che i socialisti avevano perso, dopo 32 anni, nel 2011.

Ha promesso che si ridurrà il salario da sindaco a 1600 euro, abolendo le auto blu e le spese di cerimoniale e anche la massima trasparenza, con i resoconti online di tutte le riunioni.

“Credo che sia chiaro che mettiamo fine a un ciclo dopo decenni di prevedible politica bipartitica – ha detto la neo sindaca – in cui noi cittadini ci recavamo al voto ogni quattro anni con la sensazione che, in realtà, non stessimo decidendo nulla”.

Colau si dice pronta a dialogare con tutti, tranne con i Popolari e con il partito catalano di Artur Mas. “Non vogliamo che nessun abbia paura di noi. Solo i corrotti e chi vuole mantenere le sperequazioni”, è questo il messaggio, all’indomani dalla vittoria elettorale.

“A partire dal 25 maggio, dobbiamo cambiare il modo di fare politica, a cominciare dalla massima trasparenza, dal sapere tutto, ma proprio tutto quello che c‘è nelle amministrazioni – ha detto la Colau – tutto quello che è stato rubato e tutti gli incarichi di alto funzionario concessi dai partiti. Dobbiamo fare ordine”.

L’emergenza casa è stata centrale nella sua campagna elettorale. Promette di parlare con le banche per concordare affitti sociali agli appartamenti vuoti e minaccia multe per gli istituti di credito che li terranno sfitti. Azioni ispirate ai suoi riferimenti politici: il leader di Podemos, Pablo Iglesias, e l’ex presidente dell’Uruguay, Pepe Mujica.

“Volti nuovi in molti comuni e regioni della Spagna. Persone che non avrebbero mai immaginato di entrare in politica – spiega l’inviato di euronews a Barcellona, Francisco Fuentes – Ma ora, dopo le elezioni, è il momento del dialogo e degli accordi”.

Per analizzare i risultati delle elezioni amministrative e regionali in Spagna, il giornalista di euronews, Carlos Marlasca, incontrato a Madrid il professor Fernando Vallespín, odinario di Scienze politiche all’Università Autonoma della capitale spagnola.

“Queste elezioni ci danno due indicazioni principali: la prima riguarda la spettacolare sconfitta del partito di governo, il Partito Popolare, la seconda è riferita al valore simbolico dei successi a Madrid e Barcellona di queste piattaforme di cittadini che hanno sfidato i partiti tradizionali – dice il docente dell’Università di Madrid – Nella capitale sono quasi il primo movimento, mentre a Barcellona rappresentano la prima scelta degli elettori”.

Carlos Marlasca, euronews: “Due donne, una attivista sul terreno, l’altra un un famoso magistrato, hanno guidato due liste, senza etichette di partito, al governo dei comuni di Barcellona e Madrid. Che cosa hanno in comune?”

“Sia Ada Colau, che è un simbolo dei movimenti anti-sistema nati nei momenti più duri della crisi, sia Manuela Carmena, sono persone che hanno la capacità di unire un elettorato eterogeneo che non ha necessariamente votato per lo stesso partito in passato, ma che vota con una nuova sensibilità nata in Spagna con l’inizio della crisi economica”, spiega Fernando Vallespín.

euronews: “L’enorme potere sui territori dal partito di Mariano Rajoy, cumulato dopo le elezioni del 2011, è stato spazzato via. Né il coinvolgimento personale di Rajoy in campagna elettorale, né la ripresa economica sono riusciti ad arginare il malcontento. Quali saranno le conseguenze per il governo spagnolo?”

“O Mariano Rajoy cambia radicalmente il suo discorso e soprattutto introduce un cambiamento significativo nella squadra di governo, oppure sarà molto difficile per lui il periodo che va da qui alle elezioni politiche – sostiene il professor Vallespín – Penso che il suo modo di fare politica sia affondato in luoghi come Madrid e Valencia, che rappresentano le due grandi sconfitte del Partito Popolare in queste elezioni e sono anche le città in cui lo scandalo corruzione è stato più evidente”.

euronews: “I risultati confermano la perdita di potere dei due partiti principali, Popolare e Socialista, che in passato rappresentavano il 70% dell’elettorato e ora fanno spazio ai nuovi arrivati. Quali sono i nuovi rapporti di forza?”

“Credo che questi risultati abbiano modificato il panorama politico spagnolo, almeno per quanto riguarda il consenso detenuto dai due maggiori partiti, che scende al 50%, e il loro rapporto con i nuovi partiti – aggiunge il docente universitario – Credo che ci sia stata una grande avanzata della sinistra, ma non diretta unicamente verso Podemos e Ciudadanos. Vale a dire, il risultato è stato rivoluzionario perché prima questi partiti non erano nelle istituzioni e ora lo saranno. Ma tenendo conto dei sondaggi pre-elettorali, si tratta di un risultato discreto”.

Abbiamo chiesto infine a Fernando Vallespín qual è la prospettiva di fronte al fatto che queste elezioni non hanno decretato una maggioranza assoluta nelle regioni e nelle principali città spagnole.

“È una contraddizione sentita dai cittadini spagnoli che ora osservano attentamente le mosse di questi nuovi partiti in vista di possibili accordi. Ma tutti vogliono la governabilità e vogliono che i partiti stringano delle alleanze. Ecco perché c‘è una grande paura di sbagliare e i partiti aspettano a fare le prime mosse – conclude Fernando Vallespín – Senza dubbio vi è una situazione di instabilità politica, e questo è logico, ma sicuramente il quadro si ricomporrà dopo le elezioni generali del novembre prossimo”.

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