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Castrignanò e la sua pizzica: "Un invito all'integrazione dal Salento dei padri"

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Castrignanò e la sua pizzica: "Un invito all'integrazione dal Salento dei padri"

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Dal Salento alla Francia, tra presente e passato, per tramandare una tradizione musicale centenaria che parla di lavoro nei campi, gioia di vivere e integrazione: a maggio il musicista e cantautore Antonio Castrignanò ha fatto ballare a Bourg-en-Bresse e a Lione – dove lo abbiamo incontrato – con i ritmi della pizzica.

“Questa musica è una sorta di medicina, qualcosa di naturale – ci dice Antonio Castrignanò nel gremito Palais de la Mutualité di Lione -. E’ la soluzione escogitata da un popolo, da una comunità, che decide e trova il modo di non emarginare i soggetti che magari avevano delle difficoltà, un male di vivere, e reinserirli nella società, nella comunità, attraverso un rituale sciamanico e attraverso la danza di una musica particolare: la pizzica tarantata”.

Point of view

Siamo sempre pronti a puntare il dito contro il diverso, ma non conosciamo la sua storia. La nostra urgenza è trovare una soluzione che ci gratifichi

Già in cartellone con artisti come Goran Bregovic, Antonio Castrignanò è tra le figure di spicco di un movimento, che ha preso corpo dalla volontà di rilanciare una musica nata nei campi e ai tavoli delle osterie, per raccontare una cultura e una terra a lungo dimenticate.

“25-30 anni fa il Salento era sconosciuto agli italiani stessi – prosegue Castrignanò -. Neanche le previsioni del meteo parlavano di questo lembo di terra piccolissimo, il tacco dell’Italia. I giovani, in un percorso che è iniziato nei primi anni ’90 nel Salento, sono riusciti a trasformare questa straordinaria vitalità e questa forza in gioia e in dignità: dignità di presentarsi e di farsi conoscere al mondo moderno, come un popolo che ha sofferto ma che ha tanta gioia da regalare”.

Nato nel piccolo villaggio di Calimera, in cui tornerà prossimamente a esibirsi per il tradizionale “festival dei lampioni”, Castrignanò ha voluto restituire la voce alla cultura e alle storie del suo Salento, attraverso musiche che si propongono anche di tramandarne il prezioso bagaglio di memoria.

“Il passato ci può dire tanto. Ci può dare e ci può regalare quelli che sono l’essenza di valori che noi oggi pian piano stiamo perdendo – ci dice ancora Antonio Castrignanò -. Quello di comunicare non solo attraverso i social network ma scambiando e guardando negli occhi le persone come ormai forse non si fa più. Quello di non essere sempre lì con lo smartphone a guardare solo ed esclusivamente un rettangolo, ma di incontrare le persone e crescere attraverso il confronto”.

Da anni pilastro della Notte della Taranta, Castrignanò non mancherà l’appuntamento con la XVIII edizione del festival itinerante, in programma dal 5 al 22 agosto in Puglia. Prima porterà però ritmi e sonorità del suo ultimo album “Fomenta” anche a Torino, a Nizza e al Festival Eutropia di Roma, dove si esibirà accanto ad artisti del calibro di Patti Smith. Tutti palscoscenici a cui ricorderà, come già nel brano “Terraferma”, composto nel 2006 per il film “Nuovomondo” di Crialese, che un tempo anche i suoi nonni e i suoi avi sono stati migranti.

“Noi siamo sempre pronti a puntare il dito contro il diverso, verso chi ha bisogno, magari l’emarginato, ma non conosciamo la sua storia – ci dice Antonio Castrignanò -. Noi abbiamo l’esigenza impellente di trovare una soluzione che gratifichi prima di tutto noi, invece di ascoltare quali sono state effettivamente le necessità che hanno spinto queste persone a cercare la dignità in un altro posto”.

A un gioioso messaggio indirizzato alla platea del concerto organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura di Lione, Antonio Castrignanò affida però il compito di ricordare che la pizzica è anche ambasciatrice di un’energia vitale e di una visione del mondo: “‘Chi balla la pizzica non muore mai’ vuol dire tutto quello che ci siamo detti finora – conclude Antonio Castrignanò -. C’e racchiuso un mondo, c‘è racchiusa la gioia di vivere attraverso la musica”.

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