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Intervista: la presa di Palmira e le preoccupazioni dell'Unesco

Olivier Peguy – Euronews Signora Mechtild Rössler, buongiorno. Lei è direttrice aggiunta al all’Unesco di Parigi. A cosa le fa pensare la presa di

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Intervista: la presa di Palmira e le preoccupazioni dell'Unesco

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Olivier Peguy – Euronews
Signora Mechtild Rössler, buongiorno.
Lei è direttrice aggiunta al all’Unesco di Parigi. A cosa le fa pensare la presa di Palmira da parte dei jihadisti dello stato islamico?

Mechtild Rössler – Unesco
Siamo molto inquieti e molto tristi per questa situazione perché Palmira è uno dei siti fra più importanti della lista del patrimonio mondiale. Fa parte dei primi siti che vi vennero inclusi nel 1980. È un sito molto importante per l’intera umanità, con influenze greco-romane. Si chiama Palmira, la Venezia del deserto”.

Olivier Peguy – Euronews
Se il sito è saccheggiato o distrutto che cosa può fare l’Unesco? Restaurare il sito? Riconstruirlo?

Mechtild Rössler – Unesco
Bisogna essere nelle condizioni di poterlo fare, ma è già accaduto. Nella ex Jugoslavia è stato ricostruito il ponte di Mostar. Abbiamo fatto lo stesso in Afghanistan, a Bagram. I Buddha non sono stati ricostruiti, ma le nicchie sono state salvate. Erano affrescate. E siamo in fase di ricostruzione in Mali. Quindi ben conosciamo la situazione, ma c‘è bisogno di uno stato di cose più calmo per poter lavorare sul terreno. In questo momento l’Unesco può intervenire con tutti i partner contro i traffici illeciti. Ed è l’invito che faccio a chiunque ci guardi: fate in modo che i reperti non escano dal paese e non finiscano sul mercato internazionale”.

Olivier Peguy – Euronews
“Ci sono altri siti della regione che potrebbero diventare un obiettivo per i jihadisti? Avete già preso delle contromisure?”

Mechtild Rössler – Unesco
“Abbiamo fatto un’analisi con i nostri uffici regionali. Seguiamo da vicino la situazione non solo in Siria ma anche in Libia e in Yemen. E siamo in contatto sia con le ong che con i governi. Alcune Ong riescono ancora a lavorare sul terreno. Quindi raccogliamo informazioni, ma la situazione è assai grave. Chiedo all’insieme della comunità internazionale di aiutarci anche con finanziamenti se possibile perché lavoriamo con delle squadre molto risicate”.