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Baku, Forum Interculturale 2015: "dialogo contro violenze e guerre"

“Cultura e sviluppo sostenibile” per contrastare violenze e guerre. Fenomeni sempre più diffusi. Con questo obiettivo esponenti politici e religiosi

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Baku, Forum Interculturale 2015: "dialogo contro violenze e guerre"

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“Cultura e sviluppo sostenibile” per contrastare violenze e guerre. Fenomeni sempre più diffusi. Con questo obiettivo esponenti politici e religiosi di primo piano si sono ritrovati a Baku in Azerbaijan il 18-19 maggio per la Terza edizione del Forum sul dialogo interculturale.

Tra i promotori dell’evento, nato nel 2008, l’UNESCO, l’Alleanza delle Civiltà delle Nazioni Unite, l’Organizzazione mondiale del Turismo, e il Consiglio d’Europa con il patrocinio del Presidente dell’Azerbaijan. Una due giorni di discussioni sui traguardi raggiunti e sulle strategie da delineare per promuovere il dialogo tra i popoli e le nazioni.

Nel suo discoso d’apertura Ilham Aliyev ha sottolineato come l’Azerbaijan sia un esempio di mosaico culturale del Caucaso dove la convivenza etnica e quella religiosa sono da sempre un punto centrale di riflessione. “A questo Forum sono presenti i rappresentanti di oltre 100 paesi. E’ molto importante che così tante persone siano venute qui per condividere le loro idee. Oggi nel mondo ci sono ancora troppi posti dove si combatte. Troppa violenza. Ci sono tanti conflitti sanguinosi, sia in Europa che in alcune parti della nostra terra. Il nostro Paese è tuttavia una solida isola nella regione”, ha detto ai nostri microfoni Aliyev.

Tra i punti centrali affrontati quelli della sicurezza e della lotta ad ogni forma di estremismo. Problemi sui quali si stanno facendo passi avanti come ha fatto notare la senatrice francese Nathalie Goulet. “Vedere riuniti attorno allo stesso tavolo imam, rabbini, rappresentanti dei Paesi del Golfo, persone provenienti da zone di guerra che non si parlano tra loro, è già un buon risultato”, ha dichiratao la Goulet. “Per un futuro migliore serve una migliore educazione. Dobbiamo avere valori comuni. Ma i valori devono essere messi in pratica. Dobbiamo uscire dalla teoria. So che è un percorso lungo e difficile. Al momento il mondo non è sicuro. C‘è molta più violenza rispetto a 10 anni fa”.

Inevitabile il dibattito su come combattere il gruppo fondamentalista islamico nigeriano Boko Haram che sta cercando di creare uno Stato Islamico in Africa occidentale. Senza contare la minaccia e l’avanzata degli integralisti dell’ISIL. “Nel mio paese Boko Haram rappresenta un piccolo gruppo di musulmani fanatici e terroristi. Il resto dei musulmani in Nigeria è per la pace tra i popoli. Ci sarà sempre questa divisione almeno fino a quando non risolveremo le divisioni all’interno di ogni religione. Non possiamo pretendere di trovare subito una riconciliazione ovunque. Abbiamo lo stesso problema con il cristianesimo, non siamo tutti uniti”, ha fatto notare l’Arcivescono di Abuja John Onaiyekan.

Il Forum per il dialogo interculturale è un evento biennale organizzato in collaborazione con l’UNESCO. E proprio il direttore generale Irina Bokova ha spiegato quali possono essere le strategie per evitare il peggio: “La situazione al giorno d’oggi in tutto il mondo è preoccupante, ci sono sempre più conflitti. Diventiamo sempre più intolleranti. Non abbiamo prestato la giusta attenzione alla cultura.Intendo dire al nostro patrimonio culturale e alla sua diversità. Non abbiamo dato grande importanza ai programmi di istruzione. Dobbiamo focalizzarci sui contenuti dei libri di scuola. Dobbiamo studiare di più la storia. Dobbiamo conoscere la nostra cultura e quella degli altri”.

Servono dialogo e tolleranza. Questo il messaggio che è arrivato dal Forum di Baku, come spiegato da Paul Morris dell’Unesco: “Dobbiamo condividere le differenze, dobbiamo imparare a vivere insieme senza ucciderci. Questa è la nostra speranza, è un grande progetto. Il progetto più immediato invece è quello di impostare delle strategie e delle politiche adeguate, guardare le cose che funzionano in modo da poter vivere uniti”.

Diversità e comprensione reciproca tra i popoli e le nazioni per un futuro di pace.