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La precarietà avanza a livello globale. L'OIL: allargare le protezioni sociali

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La precarietà avanza a livello globale. L'OIL: allargare le protezioni sociali

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Potremmo cominciare dicendovi che, secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro, nel 2014 il numero di disoccupati nel mondo superava i 200 milioni.

Ma, nel suo rapporto globale sulle prospettive sociali dell’impiego l’agenzia delle Nazioni Unite si focalizza su un altro tema: la progressiva precarizzazione dell’impiego. Contratti a tempo determinato, part-time, lavoro autonomo, in nero o informale (ad esempio, chi lavoro in famiglia).

“Dobbiamo – noi come anche i governi, che in effetti lo stanno facendo – guardare alle situazioni affrontate dai lavoratori part-time, da quelli a contratto, da quelli a progetto”, ha dichiarato il Direttore generale Guy Ryder. “E legiferare per migliorare le loro condizioni in base a quella che è la nozione della parità di trattamento”, ha aggiunto.

In un mondo in cui le forme non tradizionali di impiego aumentano, alimentando ineguaglianza e povertà, è opportuno ripensare i meccanismi di protezione sociale in un’ottica di inclusione.

È questo, in sostanza, l’allarme lanciato dall’organizzazione, davanti a un quadro globale in cui 1 lavoratore su 2 ha uno stipendio vero e proprio e 1 su 4 ha un contratto permanente.

“Forse il futuro e i temi di giustizia sociale per i quali l’Ilo si batte non saranno o non potranno essere realizzati attraverso la generalizzazione di quella forma di impiego tradizionale, quel contratto permanente dalle 9 di mattina alle 5 di sera che i nostri padri o nonni davano quasi per scontato”, ha sottolineato Ryder. “Ci stiamo ponendo delle domande davvero fondamentali a riguardo. E non credo che questo significhi voler rimanere aggrappati al passato. Credo si tratti piuttosto di aprire nuove porte”, conclude.

Qualcuno ha già cominciato ad allargare i sistemi di protezione sociale ai lavoratori in situazioni più vulnerabili: il rapporto cita l’esempio di Brasile, Argentina, Cina e Sudafrica.

In altri Paesi, specialmente in Europa, i governi hanno cominciato ad abbassare i livelli di protezione complessivi. Ma per l’organizzazione, questo non ha portato, come si sperava, ad un abbassamento della disoccupazione.