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Europarlamento: la buonuscita dei deputati, un costo da decine di milioni

Ammonta a 27,6 milioni di € l’assegno che l’Europarlamento si prepara a staccare per le buonuscite dei parlamentari non rieletti o che per altra

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Europarlamento: la buonuscita dei deputati, un costo da decine di milioni

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Ammonta a 27,6 milioni di € l’assegno che l’Europarlamento si prepara a staccare per le buonuscite dei parlamentari non rieletti o che per altra ragione lasciano l’emiciclo.

E si sale a 40,8 milioni se si prende in considerazione l’intero periodo successivo alla riforma del 2009: 13,2 milioni sono stati pagati fino al 2013, e 27,6 sono nel budget 2014-2015.

Cifre che non mancheranno di suscitare indignazione, anche perché molti pensano che Bruxelles segua una sorta di due pesi e due misure, imponendo austerità agli Stati membri e non a se stessa.

Ma lo stesso think tank britannico che si è sempre occupato di questi aspetti, Open Europe, precisa che una parte della buonuscita va effettivamente a coprire i costi di chiusura dell’ufficio dell’europarlamentare uscente.

Anche se il think tank preferirebbe la formula di un rimborso spese, senza benefit ulteriori.

Ma una buonuscita, nelle sue varie forme, è consuetudine in tutti i parlamenti, anche se l’attività di europarlamentare non è del tutto comparabile con quella del Parlamento nazionale, per via dei tempi diversi di lavoro.

Si chiama “indennità transitoria” ma, proprio per farmne capire lo scopo, gli uffici di Bruxelles preferiscono chiamarla “incentivo al reinserimento lavorativo”. Il deputato uscente, spesso, non ritrova facilmente un impiego, all’uscita dall’attività politica. Se è professionista, per esempio, avrà tempi lunghi di riavvio dell’attività.

Funziona così: per ogni anno di mandato il parlamentare europeo matura il diritto a una buonuscita pari a una mensilità. Il massimo è di 24 mensilità, e il minimo sei.

Quindi, i 23 deputati che lasciano l’emiciclo ora e che guadagnano 6200 € netti al mese (7956 lordi) riceveranno quasi 40.000 € se hanno occupato il loro scranno per sei anni o meno, fino a un massimo di quasi 160.000 € per carriere lunghissime, che sono molto rare all’Europarlamento.

È un pagamento una tantum, non un vitalizio.

L’ex europarlamentare britannico Andrew Duff OBE, che ha lasciato l’emiciclo nel 2014, intervistato da euronews ha difeso questa indennità, che considera “giusta ed equa”.

“Per me è stato di grande aiuto, così per altri ex deputati che difficilmente possono essere impiegabili al di fuori della politica. Come ex deputato, continuo a lavorare per un rafforzamento dell’Europa parlamentare”.

Bruxelles sottolinea anche che i parlamentari, in quanto tali, non hanno diritto a forme di sussidio di disoccupazione. E anche per la pensione integrativa, nel 2009 si è intervenuto con l’abolizione, così come si sono riformate le procedure per i rimborsi spese.

Sette deputati hanno lasciato nei primi mesi del 2015, e altri sedici negli ultimi mesi del 2014, secondo i dati del Parlamento europeo. Non tutti avranno diritto all’indennità.
Più di metà degli eurodeputati, cioè 412, hanno perso il seggio o non si sono ricandidati, secondo l’analisi di EU Issue Tracker.