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71esimo anniversario della deportazione russa dei Tatari dalla Crimea

Il settantunesimo anniversario della deportazione dei tatari di Crimea verso l’Asia Centrale rischia di trasformarsi quest’anno nell’ennesimo scontro

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71esimo anniversario della deportazione russa dei Tatari dalla Crimea

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Il settantunesimo anniversario della deportazione dei tatari di Crimea verso l’Asia Centrale rischia di trasformarsi quest’anno nell’ennesimo scontro tra Mosca e Kiev. Allontanata con la forza dalle truppe sovietiche nel 1944, alla minoranza tatara fu concesso di tornare in patria ufficialmente soltanto nel 1956. L’annessione della Crimea alla Russia, osteggiata dai tatari, ha riacceso lo scontro tra questa minoranza islamica caucasica e il Cremlino.

“I tatari di Crimea hanno infine fatto ritorno nella loro Patria” dichiara il Premier e uomo di Putin in Crimea “I dissapori risalgono ai tempi dell’Unione sovietica, ma oggi uniti sotto la stessa bandiera russa, sappiamo che la nostra amicizia sarà più forte. Insieme costruiremo una nuova Crimea”.

A Kiev, però, la comunità tatara non la pensa allo stesso modo. L’annessione della Crimea alla Russia ha spostato indietro le lancette del tempo e in molti hanno deciso di lasciare la Regione per trasferirsi a Kiev.

“I tatari della Crimea oggi rivivono i peggiori giorni della loro storia“dichiara Refat Chubarov, Presidente dell’oranizzazione Tatari di Crimea “Ci troviamo davanti all’occupazione russa. Mosca ha già avviato una repressione che mira alla distruzione fisica e psicologica di un popolo indigeno della Crimea, li sta obbligando di fatto a lasciare il Paese”.

Ong per la difesa dei diritti umani denunciano: dall’annessione russa è aumentato il numero di violenze soprusi ai danni della minoranza tatara.