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Cannes: "Son of Saul" dell' ungherese László Nemes

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Cannes: "Son of Saul" dell' ungherese László Nemes

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Rientrare nella selezione dei film in concorso a Cannes è un traguardo ma per un’opera prima è molto raro. “Son of Saul”, dell’ ungherese László

Rientrare nella selezione dei film in concorso a Cannes è un traguardo ma per un’opera prima è molto raro. “Son of Saul”, dell’ ungherese László Nemes, ha impressionato sulla Croisette. Un film potentissimo. I critici si sono sforzati di trovare le parole adeguate per descriverlo. Il tema è un aspetto poco noto della Shoah: i Sonderkommando costituiti nei lager da ebrei schiavizzati che si occupavano di condurre gli altri ebrei nelle camere a gas per poi rimuoverne i cadaveri. Un film crudo senza concessioni che segue il personaggio Saul, uno di coloro che facevano parte dei Sonderkommando.

La violenza è presente dappertutto ma non la si vede mai. La si indovina, la si percepisce leggendola negli sguardi degli attori. Era l’obiettivo di Nemes, farla capire senza mostrarla attraverso la storia di quest’uomo, Saul, che, trovato il corpo di suo figlio, decide di riservargli una sepoltura umana.

Il successo del film riposa nell’impeccabile interpretazione Geza Röhrig, uno straordinario Saul che seguiamo passo dopo passo lungo tutta la storia. I gesti, l’andatura, le intonazioni sono puntuali. Per costruire il suo personaggio Geza Röhrig si è ispirato al libro «Abbiamo pianto senza lacrime » dello storico Gideon Greif.

La qualità del suono, delle immagini, la sceneggiatura e quant’altro restano comunque di valore in questo film. Stando alle stelle che gli sono state attribuite “Son of Saul” appare come un ottimo candidato alla Palma d’oro.