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Barconi di migranti in fuga dal Myanmar, è emergenza umanitaria nell'Oceano Indiano

I viaggi durano per settimane e anche mesi. Indonesia, Tahilandia e Malesia le mete, che lamentano difficoltà ad accoglierli.

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Barconi di migranti in fuga dal Myanmar, è emergenza umanitaria nell'Oceano Indiano

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Barconi fatiscenti stipati di disperati in fuga, che finiscono nelle mani di trafficanti senza scrupoli. No, non è il canale di Sicilia, ma l’Oceano indiano. Cambia di molto la latitudine, ma pochissimo le storie.

In un mare tanto più grande le traversate durano settimane, a volte anche mesi. Per lo più si scappa dal Myanmar di Thein Sein. A farlo sono soprattutto gli appartenenti alla minoranza etnica dei rohingya, tra le più perseguitate al mondo.

“Il mio presidente – dice uno di loro, che si trova in un campo profughi in Indonesia – è buddista, non gli piacciono i musulmani. Dice che ci metterà in prigione per 20, 30 o 40 anni”.

Centinaia di migranti hanno raggiunto venerdì le coste dell’Indonesia, ma sono diversi i Paesi coinvolti da questa emergenza umanitaria.

Meta preferita è la Malesia musulmana, ma in tanti approdano in Tahilandia. Una situazione che il governo locale ritiene non più sostenibile.

Il primo ministro thailandese, il generale Prayuth Chan-ocha: “possiamo mandarli in un altro Paese? Chi li accetterebbe di questi tempi? Nessuno. Se si guarda ai principi umanitari sì, ma se si guarda al peso che sta sopportando la Tahilandia, è un’altra storia”.

Il governo assicura forniture di cibo e acqua alle imbarcazioni in mare, ma non vuole che arrivino sulle coste del Paese.

Nella provincia meridionale di Songkhla si smantella il campo profughi. Operazione che testimonia la volontà di imporre un giro di vite sugli ingressi nel Paese.

Nessun risultato hanno ottenuto finora le pressioni degli Stati Uniti e dell’Alto commissariato per i rifugiati dell’Onu.