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E-commerce, il piano della Commissione Ue contro il geoblocking

“Che cosa può fare l’Europa contro il “geoblocking”, che sta limitando il commercio elettronico tra i diversi Paesi dell’Unione europea? “ chiede

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E-commerce, il piano della Commissione Ue contro il geoblocking

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“Che cosa può fare l’Europa contro il “geoblocking”, che sta limitando il commercio elettronico tra i diversi Paesi dell’Unione europea? “ chiede Orla, da Dublino.

Risponde Ursula Pachl, vice direttore generale del Beuc (European Consumer organisation).

Oggi soltanto il 15% dei consumatori compra online in un altro Paese. Ci sono diverse ragioni per cui sono ancora così pochi. Un motivo è la mancanza di fiducia. Molti sono preoccupati per la consegna, per il pagamento in anticipo o per quello che potrebbe succedere se qualcosa non va a buon fine. Ma un’altra ragione frequente è il cosiddetto “geoblocking”.

Il geo-blocking è la pratica utilizzata dai fornitori di servizi online che limitano l’accesso ai contenuti a seconda del Paese di residenza.

Spesso accade di arrivare alla fine del processo di acquisto e di ricevere un messaggio che dice: sfortunatamente non possiamo consegnare nel suo Paese.
Il consumatore viene dirottato nel sito di ecommerce locale del venditore, che probabilmente in quel Paese pratica un prezzo più alto.

Ora le cose potrebbero cambiare. Il 6 maggio la Commissione europea ha presentato un piano sul commercio elettronico.

Uno dei pilastri del piano è proprio l’abolizione delle restrizioni regionali, che punta al diritto per i cittadini europei di accedere agli stessi contenuti online, indipendentemente da dove si colleghino alla rete.

Nell’ambito della creazione del cosiddetto Digital Single Market, l’istituzione di un mercato digitale europeo unico anche per tutto quello che passa dalla Rete, la Commissione ha anche annunciato un’indagine Antitrust.

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