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Macedonia: dopo l'attacco a Kumanovo si teme che il Paese precipiti nell'instabilità

Tornano a casa gli abitanti del quartiere a maggioranza albanese di Kumanovo, città macedone al confine con Serbia e Kosovo, in fuga dalle violenze

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Macedonia: dopo l'attacco a Kumanovo si teme che il Paese precipiti nell'instabilità

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Tornano a casa gli abitanti del quartiere a maggioranza albanese di Kumanovo, città macedone al confine con Serbia e Kosovo, in fuga dalle violenze. Il bilancio degli scontri tra polizia e uomini armati, durati per tutto il fine settimana, è di otto agenti e 14 membri del commando uccisi. Le autorità di Skopje puntano il dito contro gli estremisti albanesi che, a loro volta, promettono una guerra per l’instaurazione di una ‘Repubblica di Illiria’. E intanto si contano i danni.

“Mio figlio – racconta Azem Brahimi – ha lavorato per vent’anni in Svizzera per costruire questa casa. Anche la sua auto, che costa 20mila franchi svizzeri, è stata distrutta, Avevamo costruito
questa casa come volevamo. Quando l’avevano distrutta, ho pensato che dovevo andare avanti per i miei figli che sono ancora vivi”.

“Questa non è opera di terroristi – aggiunge Zekirja Ismaili – i terroristi non ci sono. I veri terroristi sono il premier Nikola Gruevski, il ministro dell’Interno e Ali Ahmeti il leader albanese che ha firmato un accordo con questi ladri”.

L’Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia (FYROM) conta circa due milioni di abitanti, il 25% dei quali di etnia albanese. Tra le due comunità la tensione latente sfocia spesso in scontri e l’Unione europea ha già espresso la propria preoccupazione per una crescente instabilità del Paese.