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Il giorno della vittoria russo, senza gran parte del mondo

Mosca celebra i 70 anni dalla sconfitta dei nazisti, ma la tensione per le vicende ucraine tiene lontani i principali alleati durante la guerra e tutti i leader occidentali.

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Il giorno della vittoria russo, senza gran parte del mondo

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Settanta anni dalla vittoria sul nazismo. Quella che per il resto del mondo è la Seconda guerra mondiale, per i russi è il trionfo nella “Grande guerra patriottica”, nella quale prima respinsero l’Operazione Barbarossa: l’avanzata tedesca sul loro territorio. Poi furono i liberatori di Auschwitz e arrivarono a Berlino.

Sulla Piazza Rossa 16mila soldati, circa un decimo dei quali provenienti da altri Paesi. Manifestazioni simili ci sono state in altre 27 città.

“Questa grande vittoria rimarrà per sempre un apice di eroismo nella storia del nostro Paese” ha detto dal palco il presidente russo Vladimir Putin. “Ma ricordiamo anche i nostri alleati nella coalizione contro Hitler. Siamo grati ai popoli di Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti per il loro contributo alla vittoria”.

Putin ha, però, anche avuto parole contro la “visione unipolare” dell’occidente, grande assente per via dei freddi rapporti dovuti alla crisi Ucraina.

C’erano, invece, il presidente cinese Xi Jinping e quello indiano Pranab Mukherjee.

Per il presidente è stata un’occasione, proprio come avveniva in epoca sovietica, per evidenziare la potenza dell’apparato militare russo.

Soprattutto facendo sfilare il nuovo carro armato ipertecnologico T14, che qualcuno ha già chiamato “l’arma definitiva”. L’armata rossa ne avrà 2.300 entro il 2020.

Oltre 200 mezzi corazzati sono stati schierati, mentre in cielo volavano 150 circa tra elicotteri e aerei.

Festa minore sotto il regime comunista, durante il quale venne celebrata in maniera ufficiale solo in occasione di ventennale e quarantennale, la fine della Seconda guerra mondiale è diventata occasione per una parata annuale dal 1995.

Alla quale segue la processione verso il vicino monumento al milite ignoto, che si trova ai giardini Alezandrovskij. Lì, in ricordo degli oltre 20 milioni di vittime subiti dall’Unione Sovietica durante il conflitto, le autorità presenti, tra i quali il presidente egiziano Abd al-Fattah al-Sisi e quello dell’Autorità palestinese Mahmoud Abbas, nonché il segretario generale delle Nazioni Unite Ban-ki moon, hanno deposto come da tradizione dei garofani rossi.