This content is not available in your region

Giornata della Vittoria: il racconto del partigiano francese Jean Nallit

Access to the comments Commenti
Di Euronews
Giornata della Vittoria: il racconto del partigiano francese Jean Nallit

<p>L’8 maggio 1945 la Francia si libera dall’occupazione nazista. 70 anni dopo euronews incontra Jean Nallit, un partigiano d’oltralpe che prese parte alla resistenza a Lione, diventata, durante la Seconda Guerra mondiale, capitale dei movimenti democratici e repubblicani.</p> <p>Dichiarata zona franca fino al 1942, in quell’anno è nuovamente occupata dai tedeschi che trasferiscono lì anche le attività della Gestapo per rintracciare ebrei e combattenti della resistenza. La scuola militare di Avenue Berthelot diventa il quartier generale per gli interrogatori. </p> <p>Jean Nallit ha 18 anni ed entra a far parte delle rete clandestina per la resistenza chiamata Charette: “Era una rete di spionaggio fatta di nascondigli e documenti falsi.Ne abbiamo prodotti 25/30.000. Io sono stato arrestato il 31 marzo del 1944 e sono stato traferito alla scuola militare. Sono stato torturato, preso a calci, frustato. Non sono stato in grado di sedermi per almeno sei mesi tante furono le botte ricevute sulla colonna e sulle natiche”.</p> <p>“L’8 maggio i tedeschi ci hanno trasferito su un treno merci, c’erano 120 persone in ciascun vagone – ricorda Jean – All’arrivo si contavano circa 10 morti e c’era un tizio impazzito a causa della mancanza di acqua. La metà di noi soffriva di asfissia perché il vagone era scarsamente ventilato. Io ho avuto la fortuna di trovarmi accanto alla fessura della porta e riuscivo a respirare tenendo la bocca incollata alla porta. Il treno ci portò a Buchenwald. Quando arrivammo ci venne dato un numero di registrazione. Non avevamo più un nome, sentivo pronunciare solo un numero in tedesco 49839. Resterà inciso fino alla mia morte”.</p> <p>“Una volta laggiù siamo rimasti qualche giorno nelle tende di quarantena – aggiunge la medaglia d’oro alla resistenza – Abbiamo dormito seduti, con le gambe stese e la testa sulla schiena del compagno che era accanto per circa 40 giorni. Poi sono stato destinato alla cava, spaccando pietre per 12 ore al giorno e senza il diritto di alzarmi o di parlare con gli amici intorno. L’obiettivo era quello di distruggerci”.</p> <p>“Successivamente mi hanno destinato al controllo delle parti meccaniche degli aerei: non è stato poi così male anche perché pagavano. Non ho mai capito perché utilizzassero un ragazzo arrestato per resistenza in una fabbrica di armi – sorride – Io non avevo intenzione di lavorare. Incontrai un altro prigioniero belga che mi chiese ‘sei qui per lavorare?’. Gli risposi ‘no, e tu?’. ‘Nemmeno io’. ‘Beh, ce la caveremo’. Lasciavamo passare tutti i pezzi difettosi e il sabotaggio colpì l’intera linea di montaggio”.</p> <p>Jean è stato liberato l’8 maggio dall’esercito degli Stati Uniti: “Attendavamo di essere tutti sterminati – confessa – Gli ebrei e tutti coloro che erano nei campi, ma l’offensiva russa riprese vigore e per non essere fatti prigionieri dei russi o degli americani, le SS ci fecero affrontare la marcia della morte per attraversare la Germania a piedi a zig-zag. Volevano annegare i sopravvissuti nel Mar Baltico, percorremmo 900 km a piedi”.</p> <p>“Sono stato rilasciato l’8 maggio 1945 – conclude Jean Nallit – All’inizio della marcia della morte eravamo in 5000. All’arrivo eravamo meno di 500 e io ero arrivato a pesare 38 Kg. Ho impiegato tre anni per ritornare a 50 kg”.</p> <p><img src="https://static.euronews.com/articles/305451/496x1039_Cartouche_DMPA_Fr2.jpg"></p>