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Progetto Iter: nel futuro energia prodotta come nel cuore del sole

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Progetto Iter: nel futuro energia prodotta come nel cuore del sole

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La cooperazione di 34 Paesi per costruire un nuovo reattore capace di ottenere energia pulita e infinita dalla fusione di isotopi di idrogeno.

Cadarache, vicino Aix en Provence, nel sud della Francia. È qui che 34 Paesi hanno unito i loro sforzi in una delle più imponenti collaborazioni scientifiche del pianeta.

Point of view

L'idrogeno lo troviamo in mare, nell'acqua dei laghi: è una risorsa praticamente inesauribile per centinaia di milioni di anni.

Il Progetto internazionale di fusione nucleare Iter, si propone di usare lo stesso processo che avviene nel sole per produrre energia.Un nuovo tipo di reattore potrebbe produrre illimitatamente energia economica, pulita e sicura. Dovrebbe essere pronto in un paio di decenni.

“Siamo – spiega l’inviato di euronews Claudio Rocco – nel cuore del futuro reattore a fusione nucleare. Il reattore peserà come tre volte la torre Eiffel e sarà situato in un compresorio grande come 60 campi di calcio.”

Perché la fusione avvenga, un gas caldo contenente atomi leggeri, come quelli di idrogeno, deve essere portato alle stesse pressioni e temperature estreme, circa 150 milioni di gradi centigradi, che si trovano al centro del sole. Per farlo si creano dei forti campi magnetici. La fusione avviene tra due isotopi dell’idrogeno: deuterio e trizio.

Bernard Bigot, 65enne fresco di nomina a direttore generale del progetto, crede fermamente che questa tecnologia possa risolvere i problemi energetici del pianeta.

euronews gli ha chiesto quali sono i vantaggi dell’energia prodotta dalla fusione nucleare in generale, e in particolare rispetto alla fissione nucleare.

“Il principale vantaggio – ha spiegato Bigot – è il combustibile, che è l’idrogeno: se ne trova in abbondanza in natura. Lo troviamo in mare, nell’acqua dei laghi. Quindi è una risorsa praticamente inesauribile per centinaia di milioni di anni. Un altro vantaggio è la gestione delle scorie. C‘è qualche scoria radioattiva, ma che resta tale per un tempo limitato: qualche centinaio d’anni al massimo, contro i milioni di anni a cui siamo abituati in caso di fissione nucleare”.

Secondo Bigot, inoltre, nel caso sorga qualche problema, la fusione nucleare si ferma da sola, molto facilmente. Diversamente dalla fissione nucleare, arrestata la quale tonnellate di pericoloso combustibile nucleare continuano a liberare energia.

In una sala piena di terminali, gli ingegneri posizionano virtualmente tutti i differenti componenti dei reattori al posto giusto. I vari pezzi arrivano da tanti Paesi diversi (Giappone, Corea del Sud, Stati Uniti, Russia, Cina), affrontando lunghi ed eccezionali trasporti, viste le loro dimensioni. E devono essere poi perfettamente assemblati, combaciando al millimetro.

Il progetto Iter sta, però, anche incontrando ostacoli. Il trizio è un elemento la cui radioattività è di breve durata. Ma, se rilasciato accidentalmente, si insinua ovunque.

Ancora Bigot: “Se ci fosse un incidente, che tipo di incidente sarebbe? Se il contenitore perdesse, ci sarebbe una fuoriuscita di gas. Le quantità sarebbero tali che la popolazione potrebbe rimanere al suo posto, senza problemi nel continuare le proprie attività”.

Questo è il motivo per il quale gli ingegneri stanno realizzando speciali tubi per il trizio, che lo aspirino in caso venga rilasciato accidentalmente nell’aria.

Altra difficoltà da sormontare per il progetto Iter è l’enorme costo, attualmente stimato in 16 miliardi di euro. Il triplo di quanto era stato stabilito nel 2006.

“Il punto non è il costo dell’investimento iniziale – tiene a sottolineare il direttore generale – ma la quantità di energia che ne potrà derivare. Onestamente credo che, anche questo costo che ha menzionato, che è impressionante, sarà pienamente giustificato dall’energia che sarà prodotta nel lungo periodo, nel lunghissimo periodo”.

I tecnici hanno a disposizione anche una “stanza della realtà virtuale”, nella quale i vari componenti sono studiati attentamente. .La simulazione di assemblaggio è possibile grazie a un sistema di tracciatura dei movimenti, che consente di spostare e ruotare le immagini.

Il progetto Iter è un sogno. Forse un sogno impossibile. Ma Bigot e il suo team ci credono fortemente.