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Volkswagen, finisce l'era di Piech

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Volkswagen, finisce l'era di Piech

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Alla fine il “manager del secolo” dell’auto si è dovuto arrendere. Il titolo l’aveva ottenuto alla fine di quello passato, e ora l’azionariato di Volkswagen sembra voler relegare lì Ferdinand Piech.

L’uomo che ha fatto della casa automobilistica tedesca una potenza globale ha perso l’ultima battaglia, che egli stesso ha cominciato. Gli azionisti gli hanno voltato le spalle nella sfida lanciata all’amministratore delegato Martin Winterkorn.

Nipote dell’inventore del maggiolino Ferdinand Porsche, quella di Piech, oggi 78enne, è stata una vita trascorsa interamente nel mondo dell’auto. Prima nell’azienda di famiglia, poi nell’Audi, dunque in Volkswagen, trasformata in colosso internazionale, in grado di rivaleggiare con General Motors prima e Toyota poi, con un portafoglio di marchi
prestigiosi quali Lamborghini, Bentley, Ducati e Bugatti. Un solo cruccio: non essere mai risucito a conquistare Alfa Romeo.

Quando divenne amministratore delegato, nel 1993, la compagnia era in perdita, dovette ridurre paghe, ore di lavoro e utilizzo degli impianti.

Da un rosso da un miliardo di euro, durante i suoi nove anni di gestione si passò a profitti per 2,6 miliardi e a un’espansione che portò all’acquisizione di 12 marchi, coprendo segmenti che vanno dalle city car ai camion da 40 tonnellate.

Lascia, oltre a tutti gli altri ruoli in azienda, la carica di presidente del consiglio di sorveglianza, del quale faceva parte l’attuale moglie (ultima di quattro, che gli hanno dato una dozzina di figli) Ursula, che abbandona a sua volta.

“Ora tutti – sottolinea l’esperto del mercato automobilistico Stefan Bratzel – dovranno fronteggiare questo vuoto di potere. Nei prossimi anni se ne creerà uno nuovo. Nessuno può dire oggi come andrà a finire, ma di certo dovrà fare a meno della forza di un Piech che dimostri la sua forza in prima linea. Vedremo se assumerà un ruolo da “eminenza grigia” o se si ritirerà completamente”.

Potrebbe farlo vendendo le sue azioni (il 13% circa, sommandole a quelle della moglie), che consentono il controllo di Volkswagen assieme a quelle dei Porsche. Anche i familiari hanno tramato, preferendo dare appoggio all’ex delfino Winterkorn, che alcune delle voci di corridoio danno ora come possibile successore di Piech alla presidenza.

Sarebbe il completamento di uno smacco, che ha origini non chiare. Si vocifera che l’anziano re dell’auto tedesca mal sopportasse i deludenti risultati negli Stati Uniti e il ritardo nell’adottare nuove tecnologie. Ma la sua sfiducia verso il top manager non ha trovato sponde.

Non nel governo della Bassa Sassonia, che ha una quota del 20% in Volkswagen, né nei sindacati
(che come normalmente siedono nel consiglio). A subentrare protempore a Piech sarà, tra l’altro, il vice
Berthold Huber, rappresentante del potente sindacato dei metalmeccanici Ig Metall.

Né, infine, dal fondo sovrano del Qatar, socio a sua volta del gruppo.