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Il Presidente si ricandida. Burundi sull'orlo di una nuova crisi

Repressione delle proteste e vittime negli scontri. I sostenitori di Nkurunziza: "Legale un terzo mandato"

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Il Presidente si ricandida. Burundi sull'orlo di una nuova crisi

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Esercito in strada, oppositori arrestati e pugno di ferro contro i manifestanti. E’ repressione in Burundi, contro le proteste sollevate dall’annuncio del presidente in carica, Pierre Nkurunziza, di volersi presentare per un terzo mandato.

Epicentro degli scontri è la capitale Bujumbura, ma le violenze hanno già indotto migliaia di persone a varcare le frontiere, cercando rifugio nei vicini Congo e Rwanda.

Vividi sono ancora i ricordi della guerra civile, in seguito alla quale Nkurunziza assunse nel 2005 la guida del Paese. Il fatto che a nominarlo fu allora il Parlamento lo scagionerebbe secondo i suoi sostenitori dall’accusa di violare la Costituzione, candidandosi per un terzo mandato. I suoi detrattori gli rimproverano invece di infrangere così anche gli accordi che allora permisero la pacificazione.

Contro la ricandidatura di Nkurunziza si sono espresse anche diverse capitali africane ed Occidentali, sostenute dal Dipartimento di Stato americano, che ha espresso disappunto e fatto sapere che adotterà “misure mirate” contro chiunque istighi alla violenza.

Prima di essere arrestato, un prominente attivista per i diritti umani aveva denunciato la morte di cinque persone nella giornata di domenica, di cui due per mano di giovani militanti del partito di governo.

Il Cndd-FDD, la formazione di Nkurunziza, smentisce dal canto suo ogni accusa, mentre gli oppositori rilanciano, sostenendo che diverse emittenti radiofoniche siano state chiuse in seguito a blitz della polizia.