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Terremoto in Nepal, in tanti preferiscono dormire all'aperto

Oltre 2.400 i morti. Cominciati i riti di cremazione dei cadaveri.

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Terremoto in Nepal, in tanti preferiscono dormire all'aperto

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Kathmandu è, per la seconda notte, un dormitorio a cielo aperto. Al calar del sole la temperatura si attesta attorno ai 14 gradi, non certamente ideale per dormire all’addiaccio.

Ma la paura dopo il terremoto è molto più forte dei timori per il freddo. E riguarda tanti abitanti della capitale nepalese, ma anche i turisti.

Un francese, intervistato in una piazza affollata anche di donne, bambini e anziani, spiega che “ieri sera abbiamo dormito qui, perché avevamo paura che ci fossero altre scosse. Questi hotel hanno tanti piani. Per questo restiamo qui, in attesa che la situazione si chiarisca un po’”.

E, d’altra parte, la terra continua a tremare. Dovranno passare molte settimane perché smetta. I sismologi affermano che non è neanche possibile escludere possa avvenire un altro fenomeno di pari entità a quello che ha devastato sabato il Paese asiatico.

Tra mille difficoltà non si arrestano i soccorsi, nella speranza di trovare persone ancora vive sotto le macerie. Difficile anche curare i feriti. Manca l’elettricità, i sistemi di telecomunicazione sono interrotti. Gli ospedali, quando non a rischio crollo, sono comunque in emergenza.

Più di 2.400 le vittime accertate solo in Nepal. Oltre 60 in India. Un conto che è destinato a peggiorare ancora. Al Pashupatinath, il tempio sul fiume Bagmati, sono cominciate le cremazioni di massa.

Bruciare i cadaveri è una tradizione dei riti religiosi induisti.