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Intervista al ministro turco per gli affari europei: "Il dramma armeno è condiviso, ma non è "genocidio"

Euronews ha incontrato Volkan Bozkır, ministro turco agli affari europei, per chiedergli il perché il suo paese rifiuti il termine “genocidio” circa

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Intervista al ministro turco per gli affari europei: "Il dramma armeno è condiviso, ma non è "genocidio"

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Euronews ha incontrato Volkan Bozkır, ministro turco agli affari europei, per chiedergli il perché il suo paese rifiuti il termine “genocidio” circa quanto avvenuto nel 1915 con la minoranza armena. Ammetterlo servirebbe a normalizzare le relazioni fra i due paesi.

Ankara è ferma sulla propria posizione. È una questione storica e non politica. La Turchia ha spesso proposto la formazione di un comitato internazionale di esperti e considera il tema un falso problema. Un modo per mettere il governo sotto pressione a favore di alcune lobby.

Bora Bayraktar, Euronews: “Esiste una divergenza fra Ankara ed Erevan circa i terribili fatti avvenuti nel 1915. La Turchia ammette quanto è accaduto e parla di un dramma comune. Ma non accetta di usare il termine “genocidio” a riguardo. Perché?”

Volkan Bozkır, ministro turco per gli affari europei: “Racchiudere migliaia d’anni di relazioni fra la Turchia, i turchi e gli armeni, di buone relazioni, in appena un anno e far ruotare il tutto attorno al termine “genocidio” è sbagliato. Si tratta di una memoria condivisa, ma dovrebbe anche essere una memoria giusta. Erano gli anni della prima guerra mondiale. Furono uccise milioni di persone. Bisognerebbe mettere tutto in prospettiva. Dal 1870 al 1920 hanno sofferto in tanti. Non solo i nostri fratelli armeni, ma anche i turchi e i curdi. In tanti hanno sofferto in questa regione. Guardiamo le cose in questa prospettiva, gli archivi ottomani sono a disposizione, e non da oggi. È un processo iniziato ai tempi del presidente Özal, circa 20 anni fa. È da quasi 40 anni che mi occupo di esteri. Esistono archivi del genere a Parigi, Londra e Berlino e io sono una persona che ha visto da vicino con quanta attenzione questi documenti siano stati studiati. In nessun documento è presente la volontà di commettere un genocidio. Per questo siamo contro questa definizione. La Turchia è sicura di questo. Nulla nella nostra storia, o in quella ottomana può metterci in imbarazzo.
Le tragedie storiche non dovrebbero essere usate come grimaldelli politici. E i politici non debbono prendere decisioni sulla storia”.

Bora Bayraktar, Euronews: Credo che Lei si riferisca alla mozione del parlamento europeo lo scorso 15 aprile che difendeva il messaggio del Papa al riguardo…

Volkan Bozkır, ministro turco per gli affari europei: “Il parlamento europeo ha compiuto una scelta. E non è la prima volta. Già nel 1987 una querelle simile era finita davanti alla corte di giustizia europea e i gruppi che ce l’hanno portata, lo hanno fatto per avere un riconoscimento giuridico. La corte ha sentenziato: “le decisioni politiche non posso avere valore legale”. È una risposta assai chiara”.

Bora Bayraktar, Euronews: “Lei ha menzionato gli storici. Questa è la base del discorso turco. Voi dite: “lasciate che parlino gli storici”, ma in Armenia temono che in questo caso gli esperti non saranno liberi da condizionamenti. Sia quelli turchi che quelli armeni sarebbero sotto il controllo politico e i risultati non sarebbero imparziali? È d’accordo con questi timori?”

Volkan Bozkır, ministro turco per gli affari europei: “Questa è solo retorica. Dimostra l’approccio armeno. Nel nostro paese non mettiamo la pressione agli storici. Apriamo gli archivi e non forziamo nessuno a consultarli e darci i risultati che noi vorremmo. Diciamo una cosa diversa: i nostri archivi sono aperti a chiunque. Ne esistono anche a Boston, e gli armeni non hanno aperto i loro, di archivi. Gli esperti turchi non possono andare in Armenia a studiare gli archivi. Il presidente armeno non lascia i suoi storici liberi di consultare gli archivi ottomani. Ecco come stanno le cose. Per questo chiediamo una commissione internazionale e poi che decidano gli storici. Abbiamo già detto, per bocca del presidente, del premier e di altre autorità, che accetteremo il responso degli storici. La commissione era una delle pietre d’angolo del nostro accordo con l’Armenia. Ma Erevan sa bene quale sarà il responso. Per questo hanno abbandonato il tavolo”.

Bora Bayraktar, Euronews: “Nel 2009 sono stati firmati degli accordi ed è iniziato un processo di normalizzazione. Poi sono intervenuti alcuni problemi attorno alla regione del Nagorno Karabak e le cose sono cambiate. Che cosa ci vuole per tornare a rapporti normali?”

Volkan Bozkır, ministro turco per gli affari europei: “Innanzitutto l’Armenia deve abbandonare le proprie rivendicazioni su alcuni territori turchi. Non ci sono basi storiche. Sono sogni. Poi l’Armenia deve accettare l’istituzione di una commissione di storici, invece che parlare di genocidio, per gli eventi del 1915. Gli accordi con l’Armenia possono andare avanti solo su queste basi. Se le discussioni dovessero ripartire, è ovvio che ci sarebbero anche degli aggiustamenti nell’agenda come accade in politica. Se l’Armenia si ritirasse dalla regione azera questo porterebbe a nuove condizioni”.