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Sudafrica: esercito contro la xenofobia, Ecowas minaccia boicottaggio prodotti

La guerra tra poveri in Sudafrica si trasforma in furia xenofoba. I lavoratori locali danno la caccia ai lavoratori immigrati derubando i loro

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Sudafrica: esercito contro la xenofobia, Ecowas minaccia boicottaggio prodotti

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La guerra tra poveri in Sudafrica si trasforma in furia xenofoba. I lavoratori locali danno la caccia ai lavoratori immigrati derubando i loro negozi, distruggendo proprietà e provocando almeno 80 morti in tre settimane. Il governo di Pretoria ha dovuto schierare l’esercito nel sobborgo di Alexandra a Johannesburg.

Point of view

Non sono felice di tornare a casa - dice Sackinah Mohamed, originaria del Malawi - perché sono venuta in Sudafrica per lavorare e aiutare i miei genitori e mia figlia, in modo che possano sopravvivere

A essere minacciati sono gli immigrati provenienti da Etiopia,Somalia, Zimbabwe, Mozambico, Pakistan o dal Malawi, come questa donna.

“Non sono felice di tornare a casa – dice Sackinah Mohamed, originaria del Malawi – perché sono venuta qui in Sudafrica per lavorare e aiutare i miei genitori e mia figlia, in modo che possano sopravvivere”.

Sono minacciati da vicini e conoscenti. Oltre mille persone si sono rifugiate in un campo allestito da una chiesa anglicana.

“Ho sempre pensato che il Sudafrica fosse un buon Paese, perché nel mio c‘è la guerra – spiega Kirirwa Buloze, cittadina congolese -Non possiamo dire che vogliamo tornare a casa perché le persone stanno morendo a causa della guerra. Ma ora penso Sudafrica sia un paese cattivo perché ci stanno uccidendo senza motivo”.

La xenofobia trova terreno fertile nelle masse disoccupate e povere della popolazione nera del Sudafrica. Di fronte a una disoccupazione al 25%, molti sudafricani pensano che gli stranieri tolgano loro il lavoro.

Il Sudafrica conta 50 milioni di abitanti, tra i quali 9 milioni appartengono all’etnia Zulu. Gli stranieri sono 1 milione e 700mila. Gli zulo vanno di porta in porta e minacciano gli stranieri di prendere le proprie cose e di andarsene.

Le violenze sono scoppiate tre settimane fa a Durban, in territorio Zulu. Ed è stato proprio il re Zulu, Goodwill Zwelithini, a dare fuoco alle polveri dicendo, alla fine di marzo, gli “stranieri devono fare i bagagli”.

Goodwill è il più influente di questi monarchi tribali, riconosciuti dalla Costituzione sudafricana.

Successivamente Zwelithini ha condannato gli attacchi, dicendo che le sue parole erano state male interpretate: “Come ho già detto la settimana scorsa, se fosse vero il fatto che ho dichiarato guerra, allora questo paese sarebbe in cenere”, sono state le sue parole

Il Sudafrica, dalla fine del regime di apartheid, è meta di una forte ondata migratoria. Il presidente Jacob Zuma, anch’egli membro della comunità Zulu ha dovuto sospendere una visita in Indonesia per rinatre nel Paese, mentre il Ghana, a nome dell’Ecowas, il gruppo
dei paesi dell’Africa occidentale, minaccia di boicottare i prodotti e le merci provenienti dal Sudafrica se Pretoria non interverrà per riportare la pace nel Paese.