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Il presidente armeno Sargsyan: il genocidio del 1915 non va dimenticato

In occasione del centenario del genocidio degli armeni, euronews ha incontrato il presidente armeno Serzh Sargsyan nella capitale Yerevan. In primo

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Il presidente armeno Sargsyan: il genocidio del 1915 non va dimenticato

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In occasione del centenario del genocidio degli armeni, euronews ha incontrato il presidente armeno Serzh Sargsyan nella capitale Yerevan. In primo piano le relazioni tra Turchia e Armenia e la posizione di Ankara che non riconosce il genocidio, come invece ha fatto di recente il parlamento europeo.

Olaf Bruns, euronews: “Presidente, in questi giorni il suo Paese commemora degli eventi atroci, la sofferenza inenarrabile subita dal suo popolo. Cent’anni dopo, le ferite sono ancora profonde. Qual è il suo messaggio al mondo?”

Serzh Sargsyan, presidente armeno: “Gli eventi che commemoreremo, le vittime del genocidio, contengono alcuni messaggi. Il primo è il ricordo. Crediamo che i crimini contro l’umanità non debbano essere prescritti e non possano essere dimenticati con il passar del tempo.
Il secondo messaggio contenuto negli eventi in programma è un messaggio di gratitudine, legato direttamente al messaggio della commemorazione. La gratitudine per gli individui, le organizzazioni, le nazioni e gli Stati che nel momento più difficile per noi hanno fatto sentire la propria voce, ci hanno dato una mano e sono stati capaci di aiutare una parte della nostra popolazione a salvarsi.
Il terzo messaggio è la sintesi tra memoria e gratitudine che ci porta a prevenire il ripetersi di tali crimini. E’ nostro compito individuare e sollevare l’attenzione sugli schemi e le relazioni causali che più tardi possono essere imputati a questo tipo di crimini. Con questo vogliamo dire che è necessario combattere contro questo tipo di fenomeni, per poter impedire che genocidi e altri crimini contro l’umanità si ripetano in futuro.
L’ultimo messaggio è quello della rinascita della nostra nazione. Vogliamo ripetere che coloro che ci augurarono il male non riuscirono a cancellarci dalla faccia della Terra”.

euronews: “E’ opinione generale che sia necessario trarre lezioni dal passato. Ma cent’anni dopo, la Turchia e l’Armenia sono ancora trincerate in questo dibattito. C‘è la possibilità che questi due Paesi avanzino in modo da poter collaborare su altre questioni, oppure quelle vicende continueranno a rappresentare un ostacolo che li separa?”

Sargsyan: “In qualità di presidente della Repubblica di Armenia ho provato due volte a intraprendere questo cammino. E prima di me ci hanno provato altri due presidenti. Il primo tentativo è stato quello di dichiarare la nostra intenzione di stabilire relazioni diplomatiche con la Turchia senza precondizioni. Grazie a ciò, avremmo potuto discutere e avremmo potuto affrontare tutte le questioni che ci riguardano.
Il secondo tentativo è stato fatto alla vigilia del centenario del genocidio armeno. Diversi mesi prima ho inviato una lettera al presidente turco. Questa lettera è stata consegnata di persona dal nostro ministro degli Esteri ad appropriati funzionari turchi, quindi non era soltanto un’azione pubblicizzata. Con quella lettera l’ho invitato a partecipare agli eventi commemorativi del 24 aprile e a esprimere assieme le condoglianze e a commemorare le vittime. Ma le autorità turche hanno deciso diversamente. Hanno deciso che il 24 aprile, il nostro giorno della memoria del genocidio, loro commemoreranno la battaglia di Gallipoli”.

euronews: “Negli ultimi giorni la Turchia ha dato sfogo alla propria rabbia, ci sono state dichiarazioni dure, reazioni insolitamente dure alle parole del Papa e alla risoluzione votata dal parlamento europeo. Cosa prova ascoltando queste espressioni di collera?”

Sargsyan: “Quel tipo di dichiarazioni e di reazioni da parte della Turchia in un certo senso per noi non erano inattese. Abbiamo sempre sentito e siamo stati sempre testimoni del loro atteggiamento negazionista. Abbiamo notato che ogni volta rinnovano il modus operandi del negazionismo. Per quanto riguarda la dichiarazione del Papa, la considero appropriata. Io credo che si possa realizzare un mondo libero dai crimini contro l’umanità soltanto con la guida di persone forti. Sua santità è un grande leader, giusto, che dice la verità”.

euronews: “Cosa vorrebbe sentir dire dalle autorità turche? Se riconoscessero il termine genocidio, le relazioni bilaterali si normalizzerebbero?”

Sargsyan: “Senza dubbio il riconoscimento del genocidio da parte turca è il cammino più breve verso la riconciliazione tra le nostre nazioni. E’ mia forte convinzione che se questo succedesse in modo sincero, in poco tempo le relazioni tra Armenia e Turchia raggiungerebbero un nuovo livello, abbastanza elevato”.

euronews: “La Turchia ha suggerito la formazione di un comitato internazionale di storici per risolvere la questione una volta per tutte e ha affermato che accetterebbe qualsiasi esito. Per lei cosa c‘è di sbagliato in questa proposta?”

Sargsyan: “Primo, fin dall’inizio è un’idea sbagliata, visto che non sono a conoscenza di casi nei quali degli storici si siano incontrati per prendere una decisione e abbiano risolto una questione una volta per tutte. Questo è il primo punto.
Secondo, non posso immaginare come possa operare una simile commissione, visto che gli storici turchi subirebbero la pressione della società turca e delle autorità turche e lo stesso accadrebbe agli storici armeni, che subirebbero la pressione della loro società e delle loro autorità.
Ma questi non sono gli argomenti più importanti. Il più importante è il seguente: strutture specializzate, Paesi che possiedono i più vasti archivi sull’argomento non hanno dubbi. Non ci sono dubbi su quanto successo e voglio tornare sulla posizione del Vaticano. Il Vaticano non è tra i meglio informati degli eventi che sono accaduti durante la Prima Guerra Mondiale? Pensa che il Vaticano sia a corto di storici ben istruiti?
Questa proposta in sé è offensiva visto che mette in dubbio il fatto stesso e la veridicità del genocidio armeno. In fin dei conti, cosa dovrebbero scoprire gli storici? Quante persone sono morte? C‘è una differenza significativa tra un milione e mezzo di morti o un milione e 449mila morti?”.