ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Tragedia nel Mediterraneo: la più grave sciagura del mare dal dopoguerra

L’ultimo naufragio nel Canale di Sicilia è la più grave sciagura del mare dal dopoguerra. Peggiore della strage di Lampedusa del 3 ottobre 2013, che

Lettura in corso:

Tragedia nel Mediterraneo: la più grave sciagura del mare dal dopoguerra

Dimensioni di testo Aa Aa

L’ultimo naufragio nel Canale di Sicilia è la più grave sciagura del mare dal dopoguerra. Peggiore della strage di Lampedusa del 3 ottobre 2013, che fece 366 morti e 20 dispersi, tra i quali molte donne e bambini.

Quella tragedia segnò l’avvio dell’operazione italiana Mare Nostrum, la stessa che oggi viene richiesta a livello europeo dalle principali organizzazioni umanitarie che sollecitano l’Europa a intervenire subito.

Nel 2014 Mare Nostrum è stata sostituita da Triton che però non è una missione di salvataggio. Il suo scopo principale è il monitoraggio e il controllo delle frontiere e le squadre restano entro il limite delle trenta miglia dalle coste italiane. Mare Nostrum costava oltre 9 milioni di euro al mese, mentre Triton dispone di un budget inferiore ai 3 milioni di euro mensili.

Il risultato è che nel 2015 si parla di ecatombe. “L’Europa sta voltando le spalle ai più vulnerabili”, ha detto l’Alto Commissario per i diritti umani dell’Onu.

Aumenta anche il numero di chi non ce la fa: dopo quello di domenica, sale a oltre 1.600 il bilancio dei morti stimati dall’inizio del 2015. In meno di quattro mesi, il numero delle vittime è quasi la metà rispetto alle 3500 accertate da ottobre 2013 al novembre 2014, durante l’operazione Mare Nostrum.

Questo lunedì, l’Italia chiede interventi “mirati” contro i trafficanti di esseri umani, perché – dice il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi – è in atto un vero e proprio “commercio di vite umane”. Ed è stato convocato per giovedì un vertice straordinario dell’Unione europea che dovrebbe adottare le prime misure.

Una corsa contro il tempo perché, sostiene la Procura di Palermo, un milione di profughi attendono di raggiungere l’Europa dalle coste libiche. Un’indagine delle direzione distrettuale antimafia che ha portato all’arresto di 14 persone ha dimostrato che l’organizzazione opera come un vero e proprio network criminale.

Euronews ha intervistato Aspasia Papadopoulou, senior policy adviser per il Consiglio europeo rifugiati e richiedenti asilo.

Euronews
E’ trascorso appena un anno dai tragici eventi di Lampedusa e ci troviamo ancora al punto zero. L’Unione europea sembra incapace di gestire e prevenire le tragedie nel Mediterraneo. Perché? Cosa c‘è che non va?

Aspasia Papadopoulou
L’Unione europea non sta prendendo il problema in modo serio. Abbiamo l’impressione che ai 28 Stati membri non interessi salvare le persone nel Mediterraneo. E’ soltanto quando ci sono dei morti che scatta l’allarme. Tutto quello che è stato fatto in questo anno e mezzo dalla tragedia di Lampedusa è stato rafforzare i controlli e la sorveglianza lungo le frontiere. Non è stato fatto nulla per dare alle persone la possibilità di raggiungere l’Europa in modo legale. Le vittime, i migranti, sono quasi tutti siriani, eritrei. Persone che fuggono per salvarsi la vita.Fuggono da conflitti, dittature. Persone pronte a partire a ogni costo. Combattere il traffico di migranti significa curare soltanto uno degli aspetti del problemi, mentre per risolvere il problema si deve permettere a queste persone di arrivare in Europa legalmente.

Euronews
Federica Mogherini, a capo della diplomazia europea ha parlato chiaramente della condivisione del peso e della responsabilità di questo dramma. Sul tavolo dei negoziati c‘è ancora una volta il regolamento Dublino II. Al momento, infatti, l’Italia è impossibilitata a inviare rifugiati in altri Paesi membri.

Aspasia Papadopoulou
Il sistema Dublino è in vigore da tantissimi anni. E’ stato rivisto, ma allo stesso tempo permangono ancora diversi problemi. Gli Stati europei periferici e i problemi che si trovano ad affrontare sono la dimostrazione che il sistema non funziona. E’ un sistema che aumenta la vulnerabilità delle persone, dei migranti stessi, e allo stesso tempo crea un fardello pesantissimo per i Paesi europei più esposti. Al suo posto dovrebbe essere creato un sistema in grado di assicurare una distribuzione equa delle responsabilità, che sappia tener conto delle necessità dei rifugiati e delle loro famiglie. Non si tratta soltanto di una questione di numeri e di distribuzione, ma anche di non inficiare gli affetti dei migranti, se hanno famiglia, garantendogli un futuro reale.

Euronews
Quale potrebbe essere una strategia europea efficace a questa emergenza? L’Onu e altre Ong avvisano che nei prossimi mesi la situazione peggiorerà..

Credo che la tragedia cui abbiamo assistito questo week end sia destinata a ripetersi ancora e ancora. Ci troviamo in primavera, l’estate è vicina, il numero delle partenze aumenterà e con queste anche il numero degli eventi drammatici. E’ davvero urgente arrivare a creare nuovi strumenti per i salvataggi in mare. Nn si tratta di meccanismi complessi, se esiste una reale volontà politica condivisa dai 28 stati membri e supportata da Frontex. Si potrebbe agire in modo veloce nel Mediterraneo ad esempio per accogliere i migranti in arrivo. Allo stesso tempo esistono anche altre misure aggiuntive: come la ricollocazione dei rifugiati o anche la concessione di visti umanitari. Che potrebbero servire per garantire alle persone in pericolo di arrivare in Europa legalmente, senza dover ricorrere all’immigrazione clandestina. Una famiglia siriana a Beirut, o una eritrea a Tunisi, oggi hanno pochissime possibilità di arrivare in Europa legalmente. Per questo dobbiamo usarle tutte.