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Atene quasi a secco, il governo greco requisisce i fondi delle PA locali

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Atene quasi a secco, il governo greco requisisce i fondi delle PA locali

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Quando si dice raschiare il fondo del barile. Questo lunedì il governo greco ha ordinato alle pubbliche amministrazioni locali di versare tutti i contanti disponibili (cioè non impegnati per prossimi 15 giorni) alla Banca centrale. Obiettivo: il pagamento regolare di salari pubblici e pensioni, in assenza dell’ultima tranche da 7,2 miliardi di euro di aiuti internazionali ancora congelata.

“Lo Stato sta finendo i soldi, è chiaro”, commenta l’analista politico Dimitris Katsikas. “Stanno raccogliendo fondi ovunque riescano a trovarli in questo momento. Per ora abbiamo abbastanza liquidità per continuare, credo. Ma il giorno del giudizio arriverà a giugno. Tutto considerato, avremo bisogno di un nuovo accordo, e se i negoziati a tal fine non andranno in porto, allora sì, rimarremo senza soldi”.

Improbabile, per ammissione stessa del presidente Jeroen Dijsselbloem, che l’accordo venga trovato in tempo per l’Eurogruppo di Riga di questo venerdì. Nonostante su Atene incombano scadenze molto pesanti con il Fondo monetario internazionale, i negoziati sono in fase di stallo. I due fronti non hanno nemmeno concordato gli obiettivi di bilancio per quest’anno, figuriamoci la lista di misure per centrarli. Termometro della crisi sono i rendimenti dei titoli di Stato greci, schizzati a livelli record: il premio di rischio del biennale è salito al 29%.

“Credo che un’uscita della Grecia dall’euro sia inevitabile”, afferma Michael Hewson di CMC. “Lo status quo non è più un’opzione percorribile. Per cui, la questione sarà davvero come gestire il processo di ristrutturazione del debito greco e un eventuale nuovo programma. Perché, per come sono le cose adesso, davvero non possiamo continuare così”, conclude.

E mentre Atene smentisce l’anticipo di 5 miliardi di euro da parte della Russia per il progetto di gasdotto “Turkish Stream”, gli esperti immaginano scenari di ogni tipo. Quello di un’Atene pronta a pagare salari e pensioni con cambiali (una sorta di valuta secondaria) è stato però già bocciato dalla Bce.