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Il ruolo delle minoranze etniche nelle elezioni britanniche

Nel Regno Unito viene chiamata BAME (Black, Asian and Minority Ethnic), ossia la minoranza etnica dei neri e degli asiatici. La sua presenza

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Il ruolo delle minoranze etniche nelle elezioni britanniche

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Nel Regno Unito viene chiamata BAME (Black, Asian and Minority Ethnic), ossia la minoranza etnica dei neri e degli asiatici. La sua presenza crescente ha cambiato il volto del Paese nell’ultimo mezzo secolo. Adesso potrà cambiare anche il volto della politica? E’ il tema di questa puntata.

Seguiamo Operation Black Vote
Si tratta di un autobus che fa il giro del Regno Unito per incoraggiare la popolazione a iscriversi per votare alle prossime elezioni del 7 maggio. Fa tappa anche a Nottingham, dove un residente su quattro è originario di una minoranza etnica.

Simon Woolley, direttore di Operation Black Vote: “Nella maggior parte delle elezioni, la vasta maggioranza dei britannici non vota e lo status quo resta intatto. La disuguaglianza si allarga e la gente diventa sempre più frustrata. Ogni elezione verte attorno ai numeri. E noi abbiamo i numeri per decidere 168 seggi in bilico. Con questi numeri nel Paese noi non stiamo chiedendo rappresentanti politici, ma vogliamo che i politici abbraccino la diversità, la riconoscano e la usino in modo da giovare all’intera società, invece di dividere le comunità e la società”.

La Camera dei Comuni conta 650 seggi. Se le comunità etniche rappresentano quasi il 15% della popolazione britannica di 65 milioni, esse sono rappresentate soltanto da 27 deputati.

Le minoranze etniche hanno cambiato il volto del Regno Unito nell’ultimo mezzo secolo. E’ il caso di Tower Hamlets,nella zona orientale di Londra, nota per il suo melting pot: dagli ugonotti e gli ebrei dell’Europa orientale all’attuale comunità bengalese.

Ansar Ahmed Ullah, attivista: “Il razzismo alla fine degli anni ’70 e negli anni ’80 era molto violento. La comunità pensava che per imprimere qualsiasi cambiamento o esercitare influenza occorresse trovarsi al centro della struttura del potere. Per cui decisero di entrare a far parte dei partiti politici tradizionali per poter cambiare le cose. All’inizio ci fu molta riluttanza da parte dei partiti politici ad accettare membri della comunità bengalese. Per cui questa comunità ha impiegato molto tempo per ottenere il suo primo membro in parlamento”.

Rushanara Ali è la prima e unica deputata di origine bengalese. E’ in corsa per la rielezione con il Labour.L’abbiamo incontrata in occasione di un’assemblea a Tower Hamlets. La comunità è ancora sotto shock dopo che tre ragazzine sono partite per la Siria. Il dibattito ruota attorno ai timori di radicalizzazione, alla crescente islamofobia, questioni vicine alle preoccupazioni della comunità.

Rushanara Ali, deputata britannica: “Sono molto fortunata poiché conosco la comunità visto che vi sono cresciuta. Conoscere il quartiere e le diverse comunità mi aiuta a formarmi delle opinioni. Credo ci siano molti colleghi, di qualsiasi estrazione, che lavorino instancabilmente per gestire le sfide che devono affrontare in quanto parlamentari rappresentanti di una circoscrizione elettorale. So che la gente è molto dura nei confronti della politica e dei politici, ma una delle cose più positive del Regno Unito è il sistema di rappresentanza parlamentare che lega i deputati ai propri elettori e alle proprie circoscrizioni. Credo sia un elemento molto potente, perché è in questo modo che si resta in contatto con quanto accade e si crea un rapporto sincero”.

Il ristorante di Iqbal Wahhab è una storia di successo. Figlio di immigrati bengalesi, Iqbal da ragazzo ha fatto parte di una gang e ha avuto problemi a scuola.


Poi la sua vita è cambiata, si è laureato ed è diventato un noto ristoratore. Gestisce anche un programma di tutoraggio per giovani neri svantaggiati: negli ultimi cinque anni la disoccupazione a lungo termine di giovani delle minoranze sarebbe quasi raddoppiata. Iqbal è stato consigliere sulla discriminazione etnica per il governo.

Iqbal Wahhab: “E’ terribile per la nostra società e per la nostra economia il fatto che un giovane nero residente nel Regno Unito abbia una probabilità doppia di essere disoccupato rispetto a un coetaneo bianco. Studi hanno dimostrato che nella stessa selezione un curriculum con un nome anglosassone ha il triplo delle probabilità di essere scelto per il colloquio rispetto a un curriculum con un nome africano o asiatico. Non lo definisco razzismo, ma pregiudizio inconscio. Le persone non sono conscie di queste cose e quando vengono sollecitate su questi temi è un buon punto di partenza per capire meglio i propri meccanismi. Ci sono problemi profondamente radicati che storicamente non sono stati risolti dai governi. Io sono stato consigliere del governo precedente e di quello attuale sulle misure pratiche da prendere, ma non lo hanno mai fatto. Né i laburisti né i conservatori hanno affrontato seriamente questo problema con piacere”.

Combattere la discriminazione razziale con piacere: è lo scopo di Terroll Lewis, un giovane con un difficile passato alle spalle. Nato a Brixton, quartiere sud di Londra, Terroll ha fatto parte di una gang ed è finito in carcere. Poi gli allenamenti per strada, che hanno suscitato un vasto seguito, lo hanno aiutato a creare la propria palestra. Un percorso arduo:

Terroll Lewis: “Ero uscito dal carcere. Cercavo di migliorarmi, andavo in chiesa. Andai in una palestra locale e chiesi quanto costasse l’iscrizione. Mi dissero che era necessario l’addebito diretto in conto. Ero confuso, venivo da una gang, non avevo soldi sotto il materasso. Non avevo mai avuto un conto in banca”.

Oggi Terroll non solo ha un conto in banca, ma clienti fra i quali banchieri, avvocati, membri di gang e disoccupati. In alcuni casi i clienti fanno da tutor, aiutando altri a compilare il curriculum e dando consigli sulla ricerca di lavoro. Ma per molti, la politica e il voto sono ancora concetti estranei.

“Molti non sanno come funziona il sistema di voto. Alcuni di loro hanno visto troppe cose, sono segnati dalla vita così tanto che si chiedono, cosa ha fatto il governo per me? Anch’io la pensavo così a un certo punto. Poi ho cominciato a cercare e ho visto quanto hanno fatto i diversi governi e quali partiti hanno maggiore impatto in alcune zone. Per quanto molti di noi non siano d’accordo con certe cose fatte dai partiti, noi cosa possiamo fare? Non dobbiamo aspettare che qualcuno si muova, ma siamo noi a doverci muovere e chiunque voglia aiutarci si muoverà assieme a noi”.