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La Russia tra l'embargo sui cibi stranieri e il "patriottismo alimentare"

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La Russia tra l'embargo sui cibi stranieri e il "patriottismo alimentare"

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Ancora non siamo all’autarchia ma l’ultima moda che sta prendendo piede in Russia può senz’altro essere descritta come “patriottismo alimentare”. Privati di gran parte dei cibi e delle bevande stranieri cui erano abituati a causa dell’embargo voluto dal Cremlino, i russi ora vogliono solo prodotti della madrepatria.

Una vera e propria manna per le imprese locali: il gruppo Ros Agro, ad esempio, nel 2014 ha visto un’impennata delle vendite. Buone notizie anche per i piccoli produttori, i quali, aiutati dal “boom” del mercato bio, hanno rimpiazzato molti generi alimentari con prodotti made-in-Russia.

“Alla gente non importa spendere di più per prodotti come questo. Il nostro è un piccolo negozio di alimentari. Questo è petto di tacchino affumicato”, dice Dmitri Klimov. Non sorprende che l’allevatore abbia addirittura cercato di fare il foie gras con anatre russe.

La domanda di prodotti di fascia alta ha spinto i consumatori a guardare in casa propria. In alcuni casi, come in quello di Larisa Sukhanova che vende latte di capra, le fattorie sono praticamente resuscitate.

“Prima avevamo tutto perché producevamo tutto in casa. Ma la cosa si è interrotta e siamo stati inondati di prodotti stranieri. A nessuno servivano più i produttori agricoli come noi”, racconta Larisa. “L’agricoltura era diventata superflua. Non c’erano più mucche. Erano state tutte abbattute. Le fattorie erano vuote, mentre ora stanno rinascendo“, aggiunge.

In altri casi il patriottismo alimentare sfuma in propaganda: due famosi cineasti hanno ricevuto dal Cremlino un finanziamento di 17 milioni di euro per aprire una catena di fast-food e fare concorrenza a McDonald’s a colpi di specialità russe.