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Smolensk cinque anni dopo. La Polonia ricorda il presidente Lech Kaczynski

Oltre al Capo di Stato, l'incidente aereo costò la vita anche alla moglie e ad altre 94 persone, tra cui alti rappresentanti di politica ed esercito

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Smolensk cinque anni dopo. La Polonia ricorda il presidente Lech Kaczynski

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Maratona di eventi in Polonia, per il quinto anniversario dell’incidente aereo che costò la vita al presidente Lech Kaczynski e a numerosi altri vertici politici e militari.

Alla presenza dell’attuale Capo di stato Bronislaw Komorowski e del primo ministro Ewa Kowacz, una prima cerimonia di commemorazione ha avuto luogo al cimitero militare di Varsavia, dove è stato eretto un monumento alle vittime.

Una distesa di folla si è poi stretta intorno ai colori della bandiera nazionale in un ulteriore omaggio, organizzato davanti al palazzo presidenziale. A ricordare l’ex Capo di Stato e la moglie, il giorno della disgrazia a bordo dell’aereo con lui e con altre 94 persone, anche il fratello gemello Jaroslaw Kaczynski, che in suo omaggio ha deposto una corona di fiori. Ad accompagnarlo nel raccoglimento anche una nutrita folla di sostenitori del partito Diritto e giustizia, che avevano fondato insieme.

Soprattutto fra questi ultimi sono ancora diffuse teorie complottiste, secondo le quali all’origine dell’incidente ci fosse la volontà di assassinare il presidente Lech Kaczynski. Ipotesi, che secondo le cifre diffuse da alcuni internauti, farebbero oggi presa su una considerevole fetta di cittadini polacchi.

Come riportato dal quotidiano tedesco “Die Zeit”, solo di recente è trapelata la trascrizione delle conversazioni avvenute nella cabina di pilotaggio del Tupolev 154, che quel 10 aprile 2010 stava portando la delegazione polacca alle commemorazioni per il 70° anniversario della strage di Katyn.

Qui la trascrizione integrale dell’audio (in polacco)

A tenere vivo il dolore anche la persistente incertezza sulle cause dell’incidente. Recenti rivelazioni sulle conversazioni in cabina sembrano accreditare un’insistenza dello staff presidenziale per atterrare nonostante la fitta nebbia che in quel momento avvolgeva l’aeroporto russo di Smolensk.

Sempre negli scorsi giorni il comitato investigativo russo ha respinto le accuse mosse dalle autorità polacche – che due settimane prima avevano chiamato in causa i controllori locali -, concordando invece con loro nell’annoverare tra le più probabili cause, la decisione dei piloti di tentare l’atterraggio malgrado la scarsa visibilità. Una posizione che, in linea con quella degli inquirenti polacchi, sembra ora suffragata anche dalle conversazioni in cabina di pilotaggio, nei minuti appena precedenti lo schianto.