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Già finita la passione cinese per l'automobile?

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Già finita la passione cinese per l'automobile?

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Tutti guardano, ormai, alla Cina come al più grande mercato del mondo, industria automobilistica compresa. Ma un rapporto della società di consulenza Bain induce a frenare bruscamente i sogni dei produttori di mezzi a quattro ruote.

Strade intasate, parcheggi scarsi (e quando ci sono troppo cari) e la più ampia disponibilità di taxi fanno sì che i cinesi comincino a pensarci due volte prima di acquistare una vettura.

E a riflettere, casomai, su forme alternative di mobilità. “In tanti – spiega Andrew Freris di Bain & Company – ci hanno risposto di essere interessati al car sharing, per esempio”.

Da meno di un milione nel 2001, le vendite si sono approssimate ai 20 lo scorso anno. La sensazione è che il trend sia pronto a invertire la sua rotta.

L’Europa ritrova la passione

Se la passione per i motori in Cina va spegnendosi, si riaccende quella del Vecchio Continente. Uno studio di Lmc Automotive mostra una crescita del 10,7% su base annua del mercato nell’Europa occidentale. Da ultima anche la Francia si è accodata all’andamento positivo delle vendite.

I dati, ancora provvisori, mostrano 1,56 milioni di nuove immatricolazioni a marzo, da 1,41 milioni dell’anno precedente. La proiezione delle vendite sull’anno sale, così, a 13,15 milioni di automobili, da 12,91.

“Stiamo finalmente vedendo un rimbalzo importante, dopo anni di performance negative” ha affermato l’analista di Lmc Jonathon Poskitt.

Un cambio di passo che continua a riguardare, in particolar modo, Spagna, Portogallo e Italia, che registrano progressi a doppia cifra, dopo anni di collasso della domanda, seguiti alla crisi iniziata nel 2008.