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Gli Stati Uniti e la tossica eredità della discriminazione razziale

In troppe parti di questo Paese esiste una profonda diffidenza tra le forze dell'ordine e la comunità di colore

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Gli Stati Uniti e la tossica eredità della discriminazione razziale

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A 50 anni dalla marcia di Selma, in Alabama, gli Stati Uniti continuano a fare i conti con l’irrisolta questione razziale. Da Martin Luther King, che cambiò la storia del movimento per la difesa dei diritti civili, a Barack Obama, il primo presidente nero, le proteste contro il razzismo della polizia sono aumentate.


Dopo l’omicidio in South Carolina di Walter L. Scott, 50 anni, la rabbia è riesplosa in 170 città.


“Ho paura per i miei figli – dice Shanee Thomas, un’infermiera afro-americana – Stanno crescendo e non so cosa dire loro della polizia, se debbano chiamarla in caso di difficoltà, perché i poliziotti non sono qui per proteggerci”.

Il sentimento di sfiducia della comunità afro-americana si riaccende dopo l’omicidio, il 9 agosto del 2014 a Ferguson, in Missouri, di Michael Brown. Il giovane nero, disarmato, viene ucciso da un poliziotto bianco.

Un rapporto commissionato per indagare sull’atteggiamento della Polizia a Ferguson mette in evidenza un diffuso atteggiamento discriminatorio.


“Non si tratta solo di Ferguson. Questo accade in ogni città degli Stati Uniti – dice Clinton Stancil, pastore della chiesa di St. Louis – I ragazzi neri sono emarginati, disumanizzati in ogni città d’America, questo è tutto. E penso che la questione di Ferguson e il caso di Mike Brown abbiano solo fatto emergere questa situazione”.

Un caso che arriva fino alla Casa Bianca e diventa una priorità di Barack Obama. Il presidente dà mandato al suo ministro della Giustizia, Eric Holder, di condurre un’indagine a livello federale.

Lo stesso Obama ammette che quanto accaduto a Ferguson non è un caso isolato: “Dobbiamo riconoscere che la situazione di Ferguson rappresenta una grande sfida che dobbiamo ancora affrontare come nazione – sono state le parole del Presidente statunitense – Il fatto è che, in troppe parti di questo Paese, esiste una profonda diffidenza tra le forze dell’ordine e la comunità di colore. Questo è il risultato dell’eredità portata dalla discriminazione razziale in questo paese”.


In seguito, le autorità federali hanno deciso di non procedere contro l’agente Darren Wilson, in quanto hanno ritenuto che non vi siano prove inconfutabili secondo cui Brown avesse le mani alzate nel momento in cui l’agente ha aperto il fuoco contro di lui.

La decisione è stata poi confermata anche dal dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti.