ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Yarmouk, la nuova Sebrenica: "jihadisti giocano a calcio con le teste"

Nel campo di Yarmouk, a 6 chilometri da Damasco, circa 20.000 civili non possono fuggire dalla guerra. “Una nuova Srebrenica”, denuncia l’Unicef

Lettura in corso:

Yarmouk, la nuova Sebrenica: "jihadisti giocano a calcio con le teste"

Dimensioni di testo Aa Aa

Nel campo di Yarmouk, a 6 chilometri da Damasco, circa 20.000 civili non possono fuggire dalla guerra.

“Una nuova Srebrenica”, denuncia l’Unicef, alludendo allo sterminio di circa 8.000 bosniaci musulmani nella cittadina bosniaca di Srebrenica da parte dei serbo bosniaci nel 1995.

Aperto nel 1957 per accogliere i palestinesi in fuga dalla guerra arabo-israeliana del 1948, prima dell’inizio del conflitto in Siria qui vivevano circa 160mila rifugiati palestinesi e siriani. Yarmouk era una città nella città, ma dal 2012 è finito per essere il terreno di battaglia tra le forze del governo di Bashar al-Assad e l’opposizione. I ribelli si sono ritirati e oggi il campo è occupato dall’Isil.

I primi bombardamenti dell’esercito siriano sono cominciati nel 2012. Da quel momento, Yarmouk è sempre stato circondato dalle forze di sicurezza di Damasco.

Le condanne espresse dai leader palestinesi in Cisgiordania e a Gaza contro il massacro hanno spinto molti militanti islamici palestinesi a unirsi alle brigate dei ribelli contro l’esercito di Damasco e le milizie vicine al regime.

La situazione è precipitata nel 2014, quando il campo profughi palestinese ha iniziato a essere il bersaglio di un fuoco incrociato: i bombardamenti dell’esercito siriano da una parte e gli attacchi del gruppo dello Stato islamico dall’altra.

L’avanzata jihadista punta a Damasco. Per questo motivo Yarmouk è un luogo strategico, a pochi chilometri dalla roccaforte di Assad.

L’Isil ha il controllo del 90% del campo, in cui, secondo Save the Children, ci sono almeno 3.500 bambini.

Solo poche centinaia di famiglie sono riuscite ad evacuare. L’Olp sta negoziando con Damasco per far arrivare degli aiuti agli abitanti rimasti intrappolati.

“Yarmouk è il risultato dei fallimenti politici – dice il portavoce dell’Unrwa, l’agenzia Onu per i rifugiati – E quei fallimenti politici sono il risultato della mancanza di unità. Le potenze mondiali devono mettere da parte le divergenze politiche, perché ora la necessità è quella di salvare vite umane. La credibilità del sistema internazionale è a rischio, non possono abbandonare la gente di Yarmouk”.

“I miliziani dell’Isil giocano a calcio con le teste” sono i racconti, al di là del disumano, di chi è riuscito a fuggire.

E a tre anni dall’inizio dei bombardamenti, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu oggi chiede che sia consentito l’accesso alle agenzie umanitarie.