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Rio de Janeiro ricorda bimbo morto in raid nelle favelas. Autorità promettono pugno di ferro

Manifestazione di protesta, l’ennesima, a Rio de Janeiro dopo la morte, la settimana scorsa, di un bambino ucciso durante un’operazione di polizia in

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Rio de Janeiro ricorda bimbo morto in raid nelle favelas. Autorità promettono pugno di ferro

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Manifestazione di protesta, l’ennesima, a Rio de Janeiro dopo la morte, la settimana scorsa, di un bambino ucciso durante un’operazione di polizia in una favela.

Sembra accertato che il ragazzino sia stato ucciso da un agente che credeva che il piccolo avesse una pistola. Si tratta delll’ennesimo incidente provocato dalle UPP “le unità di polizia pacificatrice”, corpi speciali incaricati di controllare i quartieri poveri.

Una donna chiede alle autorità di rispettare la popolazione di questi quartieri, lo stesso rispetto offerto agli abitanti delle zone più ricche della città. Perché nei quartieri poveri, la gente non ha nessuno a cui rivolgersi in caso di un abuso di potere.

In realtà le autorità hanno invece promesso più polizia nel quartiere dove si è verificata la tragedia. L’accusa di alcune organizzazioni per la difesa dei diritti umani è che, in nome di una pacificazione del territorio, polizia e autorità hanno deciso di appoggiare una delle fazioni in guerra nei bassifondi di Rio a scapito delle altre peggiorando, anziché migliorare, l’insicurezza nei quartieri meno fortunati della megalopoli brasiliana.