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Emirati, alla Biennale di Sharja va in scena un mix di culture differenti

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Emirati, alla Biennale di Sharja va in scena un mix di culture differenti

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Che cosa ci fanno i sapeurs, gli edonisti congolesi ossessionati dai propri abiti griffati, per le strade di un emirato? E perché sono

Che cosa ci fanno i sapeurs, gli edonisti congolesi ossessionati dai propri abiti griffati, per le strade di un emirato? E perché sono eccezionalmente accompagnati da musicisti locali? Semplice, si tratta di uno scambio di culture che poteva andare in scena solo alla Biennale dell’arte di Sharja: 55 artisti presenti, 36 con opere commissionate appositamente per l’occasione.

Point of view

Molti di questi talenti sono donne, in un mondo arabo che prima non conoscevamo. Alcuni di questi artisti sono ancora vivi, altri non ci sono più. Sono felice di essere qui e di vedere alcune delle performance

“Questa performance si chiama ‘Marcia funeraria’. È una performance che mischia la danza, la musica ed il teatro“, spiega il rapper congolese Shoggy Angoy. “Perché ‘Marcia funeraria’? Cerchiamo di riprodurre una realtà divenuta quasi un rituale a casa nostra, nella Repubblica democratica del Congo: quando c‘è un lutto, alla cerimonia funebre le persone non vengono più per piangere con la famiglia del defunto, vengono solo per mostrare i loro abiti alla moda”, aggiunge.

Dalle performance ai giochi sensoriali. Il più curioso si chiama XYZ ed è stato creato dall’artista argentino Eduardo Navarro con l’aiuto di studenti delle scuole locali. Una palla blu, spinta da ragazzi che indossano occhiali oscurati, segnala la propria posizione ai giocatori con suono, odore e tocco.

I sensi sono protagonisti anche dell’installazione creata dall’artista tailandese Rirkrit Tiraanija e intitolata “Acqua di rose di Damasco”, dedicata, appunto, alle rose. Petali essicati per terra, un giardino esterno, la distillazione di olio di rosa e persino delle pietanze a base del profumato fiore.

Il quale, spiega l’artista siriano Khaled Al Saa’i, da sempre ispira gli artisti: “L’ispirazione artistica originata dalle rose si manifesta nelle letterature e nelle culture di tutto il mondo. Le rose, simboliche ed emotive, arricchiscono i sensi dato che possiamo odorare, bere, toccare, assaggiare e godere della bellezza visiva di questi fiori versatili. Questo giardino-installazione è impregnato, imbevuto di queste bellissime rose”, conclude Al Saa’i.

Ma c‘è anche la storia del mondo arabo nella dodicesima edizione della biennale il cui tema è, appunto, “Il passato, il presente ed il possibile”. L’opera “Anelli d’acciaio” del libanese Rayyane Tabet ricorda l’oleodotto che connette l’Arabia Sadita con il Libano.

Tante le opere che simboleggiano l’incontro di culture differenti. All’evento sono esposte le sculture di legno sono opera di Saloua Raouda Choucair, tra le prime artiste a portare l’arte astratta in Medio Oriente. Contaminazione e sperimentazione si ritrovano anche nell’artista turca Fahrelnissa Zeid, morta nel 1991, che mischiava elementi di arte islamica e bizantina con influenze occidentali.

“Quello che mi piace davvero di questa mostra è vedere quanto sono fantastici questi artisti”, commenta una visitatrice. “E molti di questi talenti sono donne, in un mondo arabo che prima non conoscevamo. Alcuni di questi artisti sono ancora vivi, altri non ci sono più. Molte delle performance che vedete sono contemporanee: alcuni sono dei lavori inediti. Sono felice di essere qui e di vedere alcune di queste performance”.

La forte componente femminile non sorprende. Principale promotrice della manifestazione è infatti Hoor Al Qassimi, la figlia dell’emiro Mohamed. La biennale, uno degli appuntamenti più importanti del Medio Oriente, è organizzata dalla sua Fondazione per l’arte di Sharja. Quest’anno ha invitato artisti provenienti da ben 25 Paesi differenti, per un mix di culture unico nella regione del Golfo.